Caro Michele,
sono stato anch'io contento di aver vissuto personalmente una giornata importante per tutti noi e principalmente per la mia professione in cui fermamente credo da oltre trent'anni, da quando ho iniziato con la mia scuola di vela il mio percorso e già tracciavo il mio futuro che a grandi linee corrisponde al mio presente.
Sono sicuro che l'Ainud, che allora io lessi che iniziava ad esistere e di cui pensavo un giorno forse di farne parte, possa crescere ancora e molto, in quanto ne vedo la convinzione non solo nelle parole ma anche negli occhi di chi ci fa parte oggi e il consiglio direttivo appena eletto ne è la piena dimostrazione.
Il presidente che vedo forte, incrollabile ma diplomatico e attento, il suo vice fiduciosa e motivata ed i consiglieri veramente molto determinati, fanno molto più che ben sperare nella riuscita degli intenti così velocemente espressi nel corso della lunga riunione.
Ho letto anche l'intervento del bravo Amedeo Sorrentino e sono assolutamente d'accordo con lui per ciò che riguarda la sua e la nostra situazione: il ministero è partito con la lancia in resta nel regolamentarci senza dare il tempo e la possibilità a tutti coloro che hanno veramente bisogno di mettersi in regola.
La procedura richiesta (leggi i 36 mesi) così ipotizzata rischia soltanto di buttar fuori i veri operatori che vogliono tornare a lavorare un giorno in Italia (come il sottoscritto, Amedeo e tanti altri) allontanati proprio per la grande carenza di serietà e legittimazione in Italia del proprio status di skipper navigatore - non banchinaro, assoggettandosi ben volentieri a leggi e usi molto più stringenti di altri paesi più protezionistici di noi.
Ora penso che ci siano poche possibilità: o una Associazione di categoria come l'AINUD certifica per i prossimi tre anni chi viene dall'estero o da situazioni lavorative border-line molto diffuse in Italia purtroppo, oppure il ministero deve concedere una deroga, di un anno per esempio, per permettere sempre a costoro e a eventuali nuovi skipper di entrare a far parte di questo mondo, tramite titoli (patente nautica senza limiti da almeno 2/3 anni, corsi IMO Basic,dichiarazioni firmate da società o skipper con cui ha navigato che attestino sotto la loro responsabilità il numero di miglia non inferiore a 10.000 a vela e motore tra trasferimenti e crociere con clienti, iscrizione alla gente di mare seconda categoria) ed un esame finale che certifichi la preparazione "dell'Ufficiale di comando di imbarcazioni per il charter".
In pratica sarebbe il caso di allargare la cerchia di coloro che, avendo anche per caso o solo convenienza un giorno ottenuto il titolo di "Conduttore per le imbarcazioni da noleggio" senza probabilmente neanche esercitare tale professione ma solo perchè era semplicissimo (anche troppo forse eh?) ottenerlo, possano rispettare la legge ma con requisiti tali da non avere dubbi in futuro che costoro siano dei "peones".
Il marchio di qualità che affiancherà lo status di imbarcazione ad uso esclusivamente professionale, con controlli veri effettuati ogni due o tre anni dal RINA o chi per lui, dovrebbero fare la differenza e la qualità in un mondo, quale è diventato purtroppo il nostro, lasciato per lungo tempo a pasturare nell'oblio e nella illegalità.
Risulta certamente strano in tempi così particolari in cui la cronaca ci regala casi di grandiose illegalità che una associazione di professionisti si erga contro una frangia minore di malaffare tipicamente italico, ma è pur vero come ha detto giustamente il dr. Barabino, che il nostro settore ha dei numeri di non poco conto se ci si rende conto che muoviamo masse imponenti di turisti/velisti che prenotano aerei, traghetti, alberghi e ristoranti ovunque e una discreta indignazione di classe nel non essere capaci di autodeterminarci e affermarci in relazione a quanto lavoriamo e valiamo mi sembra giusta oltrechè doverosa.
L'Ainud dovrà farsi carico di queste direttive, prima ancora che qualcuno furbescamente possa inventarsele ad arte vantandosene, e governando a vista portare il numero degli iscritti ad un livello tale da essere certamente rappresentativi a livello nazionale ed internazionale.
Quindi alla via così e cerchiamo di ottenere, costruendocelo, il nostro futuro imprenditoriale lontano da condizionamenti meramente "Mercantili" che poco hanno a che fare con la nostra cultura e reale vocazione, sì Marinara e di buon livello ma soprattutto Turistica e con fatturati, che se certificabili, sono sicuramente importanti per l'economia nazionale.
Saluti
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