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Seconda Giornata Nazionale del Charter
Roma 14 dicembre 2005
gli interventi
Luciano Panizzut - A.Ma.Di
Posizione e proposte A.Ma.Di.
nell'ambito dei nuovi titoli professionali del diporto

Un breve cenno di presentazione.
L’A.Ma.Di. – Associazione Marittimi Diporto – è presente sulla scena da 10 anni anni e associa diverse centinaia di marittimi professionisti fra Comandanti, Direttori di macchina, Marinai, Cuochi, Hostess, essendo aperta a tutti coloro che operano a livello professionale ed esclusivo nella nautica da diporto.
Tra i sui scopi principali vi è quello di migliorare la professionalità degli associati, rafforzando la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo nell’industria dello yachting di alto livello. A questo proposito abbiamo da sempre spinto i nostri iscritti ad ottenere il massimo della preparazione e delle certificazioni, sia attraverso i corsi obbligatori previsti sia con corsi organizzati in proprio. Non credo di peccare di presunzione affermando che siamo stati fra i primi a comprendere il cambiamento che stava per avvenire nel settore della nautica. Uno sprone in questo senso ci è venuto dalla vicina Costa Azzurra (ricordo che la Sede centrale dell’A.Ma.Di. è a Rapallo), dove i nostri colleghi già diversi anni fa avevano iniziato a doversi confrontare con le nuove esigenze del mercato, dettate dalle sempre maggiori dimensioni delle unità e dal loro utilizzo commerciale che è poi il vero punto di svolta, un modo nuovo di pensare gli yachts.
E’ evidente che anche il ruolo dell’equipaggio, in particolar modo la figura del Comandante, deve adattarsi a questi cambiamenti; diverso è il lavoro su una piccola unità ad uso prettamente familiare da quello su un megayacht frequentato da ospiti paganti i quali, a fronte di cifre importanti sborsate per passare alcuni giorni su queste imbarcazioni, pretendono alti standard di professionalità e di sicurezza. E’ per questo che l’istituzione di un regolamento che governasse le nuove figure professionali necessarie per ricoprire i ruoli direttivi, o manageriali, di queste unità, era inevitabile; l’alternativa era lasciare questi posti agli Ufficiali della Marina Mercantile, disperdendo, oltre alle numerose occasioni di lavoro, anche tutto un bagaglio di professionalità specifica creato negli anni.
Questo regolamento, nel quale noi abbiamo sempre creduto e per il quale abbiamo speso tante energie, avrebbe dovuto creare un qualcosa di parallelo alle figure delle navi maggiori ma specificatamente mirato alle esigenze della nautica; un altro obiettivo al quale bisognava mirare era un prodotto che potesse essere riconosciuto internazionalmente, ed a tale proposito si era cercata una strada che non si scostasse da quella percorsa dalla britannica MCA, in modo da poter un domani imbarcare senza problemi sugli yachts con la Red Ensign, che ad oggi rappresentano (almeno fra le unità di medio-grande dimensioni) la fetta più grossa del mercato. Inoltre l’entrata in vigore della STCW95, convenzione internazionale che ridefinisce standard e titoli degli Ufficiali delle navi commerciali, avrebbe potuto rappresentare un problema per i giovani che intendevano acquisire certificazioni nella nautica da diporto, per cui era veramente il momento giusto per separare una volta per tutte la marina mercantile dalla nautica, sia da diporto che commerciale.
Se le intenzioni erano certamente buone, purtroppo il risultato non è stato del tutto soddisfacente.
Le nostre perplessità, peraltro già formulate al Ministero, riguardano sia il percorso per ottenere le certificazioni sia le disposizioni transitorie. Vediamo nel dettaglio. Per quanto riguarda il percorso formativo: si avrà una difficoltà reale ed oggettiva, per il candidato, a raggiungere i periodi di navigazione richiesti. Per accedere all’esame per Ufficiale di navigazione del Diporto, ad esempio, sono necessari 36 mesi di navigazione di cui 24 su unità adibite al noleggio; al momento attuale, visto l’esiguo numero di imbarcazioni a disposizione per poter effettuare questi imbarchi (parliamo di navi ed imbarcazioni iscritte al noleggio, di dimensioni tali da poter imbarcare un mozzo o allievo ufficiale), prevediamo che saranno pochi che riusciranno a raggiungere in tempi ragionevoli il requisito. Altro punto cruciale: i programmi di esame. Attualmente, ammesso che qualcuno possa e voglia iscriversi all’esame di Ufficiale di navigazione del diporto (il quale, lo ricordo, abilita al comando di imbarcazioni da diporto), dovrebbe prepararsi a sostenere lo stesso esame per il quale si prepara un Aspirante Capitano di Lungo Corso, quindi con gli stessi argomenti previsti per le navi maggiori, stivaggio merci compreso. A questo proposito noi abbiamo chiesto che vengano messi a punto dei programmi mirati in modo specifico alle esigenze del diporto; l’A.Ma.Di. si è offerta di collaborare, nel caso lo si ritenesse opportuno, alla loro stesura. Al momento, al di là di una vaga dichiarazione di non contrarietà pregiudiziale, il Ministero non si è ancora espresso.
Il punto più controverso, e di più scottante attualità, del Regolamento, però, è certamente quello che riguarda le disposizioni transitorie.
Sia presso la segreteria dell’A.Ma.Di. sia sul sito Yacths.it pervengono quotidianamente richieste di informazioni, accorati appelli e vibrate proteste per questo articolo del regolamento che scontenta moltissimi colleghi. In buona sostanza viene previsto che sia i "Conduttori di imbarcazioni destinate al noleggio" che i possessori di patente per Nave da Diporto siano accomunati nella possibilità di accesso al certificato di Ufficiale di Navigazione del Diporto, mediante un esame e la frequentazione dei corsi IMO. La nostra opinione è che si sarebbe dovuto distinguere le due posizioni, dando la possibilità ai patentati ND di accedere direttamente al certificato di Capitano del Diporto, magari previa dimostrazione dell’esperienza acquisita, con la navigazione effettivamente effettuata e debitamente registrata. Questo della navigazione è un punto importante, non essendovi attualmente altra maniera riconosciuta per comprovare efficacemente il pregresso lavorativo dei marittimi.
Per poter meglio evidenziare le dimensioni del problema, promuoveremo a breve un sondaggio, attraverso le pagine di Yachts.it, in cui chiederemo alle categorie interessate di manifestare le proprie perplessità in merito alle disposizioni del Regolamento, descrivendo la propria situazione lavorativa; siamo convinti che, se i numeri si riveleranno consistenti, l’Autorità non potrà non rimettere mano al provvedimento.
Un aspetto che non è stato finora sollevato è l’obbligo del possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado (scuola media superiore) per il rilascio del certificato di Ufficiale di navigazione del diporto, anche in fase di conversione dei predetti vecchi titoli. Questo potrebbe rivelarsi un ulteriore scoglio da superare.
In conclusione si può dire che, se da una parte come abbiamo già detto ci sono diversi punti del provvedimento che non possono essere condivisi, dall’altra dobbiamo convenire che l’esigenza di mettere ordine nel nostro ambiente era sentita da molti, oltre che imposta dai cambiamenti intervenuti nel mondo dello yachting. Non resta che augurarci che ci sia lo spazio, oltre che la volontà politica, per quegli aggiustamenti a nostro avviso doverosi per giungere finalmente ad un Regolamento che soddisfi tutti quelli che operano in modo corretto e professionale nel nostro settore.


Indice degli interventi pubblicati

Antonio Barabino presidente AINUD
Giovanni Cocco Direttore Generale ISNART
Marzia Nostini vicepresidente AINUD
Sante Quaglieri consigliere AINUD
Luciano Panizzut Tesoriere A.Ma.Di.
Michele Costabile editore Yachts.it

Ferruccio Fronzoni operatore charter
Amedeo Sorrentino navigatore
Menico Piccininni operatore charter

I commento possono essere inviati in redazione: info@yachts.it
 
   
 


 
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