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Leggi e normative

La patente per navi e il noleggio
interventi e osservazioni dei Comandanti.


Indice articoli  Indice

Leggi l'intervento del Comandante Nicotra

l dibattito prosegue
Lettera del Com.te Napolitano
Lettera del Com.te Panizzut
Replica del Com.te Napolitano
Lettera del Com.te Salvati
Lettera del Com.te Caringi
Lettera del Com.te Panizzut al Com.te Caringi
Replica del Com.te Salvati


Gent.mo Com.te Nicotra,
per caso, navigando nel sito Yacths.it, mi sono imbattuto nella rubrica da lei curata relativa ai titoli professionali e in particolare alla validità della patente di abilitazione al comando di navi da diporto e leggendo gli scambi epistolari tra lei ed alcuni miei colleghi mi rendo conto che i dubbi, le incertezze e le cattive interpretazioni legislative degli adetti ai pubblici uffici hanno generato effettivamente un clima di apprensione che sicuramente non giova a chi nell'ambiente del diporto professionale ci lavora e ci vive a tempo pieno. Sperando di non recarle disturbo vorrei aggiungere la mia voce alle lamentele di tanti colleghi che denunciano vuoti legislativi e discrasie assurde che concorrono a rendere sempre più difficoltoso il lavoro in questo comparto marittimo. Anche se a grandi linee la situazione mi è ben chiara, anche io ho i miei dubbi e non avendo trovato risposte ufficiali, approfitterò dell'occasione per porle delle domande: chissà che confrontandoci non si possa giungere a qualche risultato. Chi ha conseguito con regolari esami la patente Navi da Diporto sa quanto vasto e approfondito sia il programma d'esame, e sentirsi negare l'imbarco al comando di tali unità non può non dispiacere soprattutto in considerazione del fatto che tali imbarchi sono poi concessi a chi ha il titolo di Marinaio Autorizzato, conseguito con un esamino semplicissimo e forse ancora più elementare di quello per imbarcazioni da diporto, in virtù del quale gli hanno regalato d'ufficio la patente di Nave da Diporto. E' vero che per ottenere tale titolo occorre avere 4 anni di navigazione a libretto, ma è anche vero che un marinaio in forza per esempio ad un traghettino turistico che per 4 anni si è occupato di “gettare le cime a terra” dubito che possa sapere cosa è una retta d'altezza, che sia in grado di stabilire quando osservare il lembo superiore o inferiore di un astro o più semplicemente di stabilire in che fase dell'età di marea si trova; per non parlare poi del fatto che mai sarà in grado di calcolare il vertice di una rotta ortodromica e quantaltro inerente alla navigazione di lungo corso, sperando che almeno sia in grado di dare fondo correttamente in una baia affollata da diportisti che magari ne sanno più di lui. Eppure lui imbarca !!!! Se la maggior parte delle patenti per Navi da Diporto è stata ottenuta in questa maniera , forse è questo il motivo per cui gli inglesi, e alcune nostre capitanerie, si rifiutano di riconoscere la nostra patente ND. Comunque lasciando perdere quest'esempio di totale ignoranza dei nostri legislatori, attualmente mi risulterebbe che la patente ND, in base alla attuale normativa, permetta il comando di una nave da diporto ad uso amatoriale; e siccome la nave (anche ad esclusivo uso amatoriale) è soggetta alla tabella armamento (che prevede d'obbligo un comandante, un direttore di macchina e un marinaio) e all'apertura del ruolino equipaggio, in teoria il comandante (con patente ND) dovrebbe imbarcare come tale a libretto, ma la Capitaneria come fa ad imbarcare a libretto come comandante un marittimo che magari risulta con una qualifica di mozzo o marinaio?; molti di noi come titolo professionale registrato a libretto hanno solo quello di conduttore di imbarcazioni e la patente ND non viene trascritta sul libretto di navigazione. L'ultimo aggiornamento legislativo (la 172 del 3/8) dice che in attesa del regolamento attuativo del titolo professionale di Comandante di Nave da Diporto ad uso noleggio, sulle navi da diporto in navigazione charter possono imbarcare al comando solo marittimi col titolo professionale minimo di Marinaio Autorizzato, specificando che tale comandante è abilitato alla sola navigazione costiera. Cosa intendono per navigazione costiera e come si può concepire un comandante con tale vincolo su una unità che per sua natura non ha limiti di navigazione? Prima o poi questo regolamento attuativo uscirà (si spera), ma cosa prevederà? Lo sanno al ministero che almeno il 75% degli operatori del settore sono imbarcati con contratti di terra (quando c'è il contratto) e non hanno potuto maturare navigazione? Su un sito di una nota associazione di categoria (o che si professa tale) ho letto una bozza (credo da loro suggerita) del regolamento attuativo che prevederebbe , tra l'altro, 36 mesi di navigazione, ma coloro in possesso di Patente ND o di titolo professionale di Conduttore di imbarcazioni a noleggio e con i corsi IMO potrebbero essere abilitati(anche senza navigazione) al titolo di Ufficiale di navigazione; titolo che abiliterebbe ad imbarcare su una nave da diporto con un grado inferiore a primo ufficiale: praticamente semplice marinaio o steward, giacché le navi da diporto che possono permettersi uno stato maggiore così corposo (Comandante, 1° e 2° ufficiale, direttore di macchina e magari nocchiere !) credo si possano contare sulle dita. Vuol dire che da questo tanto atteso regolamento dovremo aspettarci ulteriori delusioni? E vuol dire anche che il ministero e soprattutto le suddette associazioni di categoria mettono effettivamente un Marinaio Autorizzato alla stesso livello, o addirittura ad un livello superiore, di una patente per Navi da Diporto, ma allora perché programmi di esame e preparazione nautica così vistosamente semplificati per l'uno nei confronti dell'altro? So per certo che la ASAD e il Comandante Matteini che la rappresenta, la pensano come me e come tanti miei colleghi ma malgrado ciò siamo completamente inermi? Finirà che potremo imbarcare solo sulle imbarcazioni, e magari al nero, se vorremo continuare a lavorare! Le chiedo scusa per il mio lungo ed accorato appello, ma dopo tanti bocconi amari (e tanti soldi spesi in corsi di specializzazione) scoprire che c'è qualcuno che prende a cuore questi problemi spinge a sperare in una seria rappresentanza. Nell'esternarle tutta la mia stima voglia ricevere i miei più cordiali saluti

Antonio Napolitano

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Egr. Com.te Napolitano,
in merito alla sua accorata lettera vorrei fare alcune considerazioni:

1) Sono d’accordo con Lei che l’esame per conseguire la patente per navi da diporto sia ben più arduo di quello per “Marinaio Autorizzato”, e sono altresì d’accordo che in questa fase di transizione tra vecchio e nuovo sistema si sarebbe potuto fare di più e di meglio, ma il punto cruciale sta tutto nella differenza sostanziale fra i due documenti: uno (il “Mar. Aut.) è un vero Titolo Professionale, che si consegue effettuando navigazione professionale su navi ed imbarcazioni, l’altro (la patente) è un’abilitazione che permette a chiunque, teoricamente senza alcuna esperienza a bordo, di condurre navi da diporto ad uso privato (ma non di imbarcare al comando). A questo tipo di documento non si dovrebbe quindi associare il concetto di “professionale”. Alla Sua provocazione sulla navigazione da “traghettino turistico” potrei rispondere dicendo che ci sono persone che hanno “ottenuto” la patente ND senza avere la minima idea di cosa sia una retta di altezza o una rotta ortodromica.
2) Il Decreto Ministeriale 5 ottobre 2000 ha convertito, adeguandolo a quanto previsto dalla convenzione STCW78/95, il titolo di Marinaio Autorizzato nel certificato di Comandante di 2^ classe, a patto di aver effettuato almeno 36 mesi di navigazione in qualità di 1^ Ufficiale.
Questo nuovo certificato abilita al comando di navi senza limitazioni geografiche.
3) Sulle percentuali riportate in merito ai marittimi effettivamente imbarcati non mi pronuncio (non avendo dati certi), tuttavia il fenomeno che Lei denuncia purtroppo esiste, forse anche perché molti nostri colleghi hanno (hanno avuto) un approccio poco professionale a questo mestiere, praticandolo appunto con la sola patente nautica, senza preoccuparsi di iscriversi alla Gente di Mare se non costretti dal titolo di “conduttore”, per non parlare poi di frequentare corsi IMO, in realtà senza avere coscienza di appartenere ad una ben definita categoria.
4) Sono ben lieto di appartenere alla “nota associazione di categoria” (che si professa tale perché lo è realmente, unica in Italia, ormai da 10 anni) e, se è vero che abbiamo partecipato alla stesura della bozza di regolamento sui titoli professionali del diporto, è anche vero che per alcuni punti avremmo gestito diversamente il passaggio al nuovo regime, ma non tutte le nostre istanze sono state accolte.
5) La suddetta associazione ha fatto da sempre opera di convincimento sui giovani che intendevano avvicinarsi a questa professione, informandoli per tempo sulle normative e guidandoli nei percorsi professionali a tal punto che, ad oggi, la stragrande maggioranza dei nostri soci che imbarcano come Comandanti o Direttori di Macchina è in possesso dei corretti titoli professionali.
Detto questo, non voglio certo sostenere che questo nuovo emanando regolamento sia quanto di meglio si potesse avere, sono anzi certo che nella fase di transizione emergerà tutta una serie di differenti situazioni che dovranno essere in qualche modo considerate. E’ però evidente che qualcosa doveva essere fatto per adeguarci sia alle normative internazionali che a quelle dei colleghi britannici, che prima di noi hanno affrontato il problema.
Per finire devo confessare che sono un po’ sorpreso nel notare il Suo astio (a mio avviso immotivato) verso l’unica realtà che cerca, anziché limitarsi al “mugugno”, di portare a conoscenza delle “alte sfere” le istanze di una categoria fino a ieri totalmente ignorata.

Luciano Panizzutt
gitana@fassabortolo.it

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Gent.mo Con.te Luciano Panizzut,
con piacere leggo la sua risposta alla mia discussione sul promulgando regolamento del titolo professionale di Comandante di navi da diporto a noleggio; speravo che qualcuno rispondesse, era infatti mia intenzione aprire un dibattito tra colleghi per verificare la possibilità di un movimento di opinione che potesse in qualche modo sensibilizzare una qualche rappresentanza di persone (credo numerose) che, professionisti magari da molti anni, non sono in condizioni da essere riconosciuti tali a livello burocratico. Ben venga in tal senso il suo qualificato intervento.
Cercherò di essere sintetico, per non rubare troppo spazio al sito del Sig. Costabile , che gentilmente ci ospita, e magari, se lo riterrà opportuno e di qualche utilità, sarò felice di approfondire l’argomento via e-mail direttamente con lei. Quanto alla distinzione burocratica tra “vero Titolo Professionale” del Mar. Aut. e non professionalità della abilitazione al comando di Navi da Diporto, siamo tutti d’accordo; per questo motivo fu istituito il titolo prof. di Cond. di imbarcazioni a noleggio (oggi subordinato al possesso delle certificazioni IMO) che, a fronte di una anzianità (esperienza?) di tre anni, trasformava la patente in titolo professionale. Il legislatore, in quell’occasione volle venire incontro a quanti, pur lavorando magari da molti anni nel settore, non potevano per svariati motivi, vantare navigazione a libretto.
Lo stesso criterio, credo abbia ispirato l’anzianità di tre anni di patente vela e motore senza limiti come requisito per sostenere gli esami (teorici e pratici, in questo caso) per conseguire l’abilitazione ND. Infatti è abbastanza illogico pensare ad una persona che, in possesso della patente di imbarcazioni, non abbia mai navigato e si sogni di conseguire la patente ND sostenendo un esame paragonabile a quello di asp.CLC. Certamente ci saranno persone che hanno “ottenuto” la suddetta abilitazione senza avere conoscenze di nav. Astronomica e ortodromica e forse prive di cognizioni ancora più elementari, ma questo vale anche per i titoli professionali: non possiamo, sul presupposto di abusi amministrativi, formulare leggi e regolamenti concettualmente sbagliati e che danneggiano chi, non ricorrendo a simili mezzucci, si sono seriamente preparati ad un esame che, voglio ricordarlo, è un esame di stato. A fronte di tutto ciò perché non seguire la logica del titolo di Conduttore anche per le Navi da diporto? In definitiva l’istituzione del titolo di comandante di navi da diporto arriva in un secondo tempo per una svista legislativa, che non prese in considerazione le unità superiori a 24 mt. come unità da diporto che potevano essere utilizzate in noleggio.
Va da se che, stante la normativa comunitaria attuale, le certificazioni IMO sono necessarie per tutte le qualifiche. Può darsi che molti nostri colleghi abbiano avuto un approccio poco professionale a questo mestiere, ma questo è frutto di una legislazione che, estremamente macchinosa e complicata su certi argomenti, diventa semplicistica su altri permettendo (e lo fa tuttora) di assumere un marinaio o comandante di imbarcazioni armatoriali senza obbligo di iscrizione alla gente di mare e senza obbligo di contratto di categoria. D'altronde, stante questa situazione, le posso assicurare che pretendere un imbarco regolare su queste unità diventa problematico e porta molte persone (che per vivere devono lavorare) ad accettare compromessi. Queste persone (anche io non ho numeri ufficiali ma le assicuro sono tante) sono magari nati nel diporto, magari con tanti anni di esperienza specifica nel diporto ma non credo che si sentano rappresentati da una associazione che non li vuole rappresentare perché nella loro carriera (magari lunga) non hanno potuto cumulare una certificazione della (magari lunga) navigazione che effettivamente hanno svolta. Ecco quindi spiegato il mio astio (ma mi creda non è tale, semmai lo definirei delusione) verso una realtà che potrebbe rappresentare la gente che lavora nel diporto ma che di fatto ne rappresenta una sola parte. Io non sono uno che si limita al “mugugno”, e credo che il mio intervento lo dimostri, né sto facendo una guerra personale (tutto sommato considerando la mia età non più verdissima potrei anche fregarmene), semplicemente credo che le istituzioni nel legiferare dovrebbero prendere visione di quella che è la realtà e mantenere una logica che eviti evidenti discrasie tra un articolo e l’altro di una legge che dovrebbe essere rifatta totalmente per ordinare un comparto come il diporto che nulla ha a che fare con quello della Marina Mercantile. Sperando di aver chiarito la mia posizione di assoluta “non belligeranza” con l’associazione che Lei rappresenta, associazione che vorrei rappresentasse v eramente tutti i marittimi del diporto, Le invio i miei più cordiali saluti

Antonio Napolitano

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In merito alla patente navi diporto nella rubrica Leggi e Normative apprendo che c'e molta confusione, specialmente con il nuovo regolamento sul diporto. Alcuni lamentano che i possessori del titolo professionale di marinaio autorizzato al traffico imbarcano sulle unità ND in qualità di Comandante, mentre chi possiede la patente ND no. C'è invece chi vorrebbe che la patente ND venga tramutata insieme al basic training in titolo professionale marittimo. Il problema a mio avviso sta proprio nella patente ND, patente ad USO PRIVATO per la CONDUZIONE di navi da diporto, non titolo professionale. Nessuna CP farà imbarcare al comando di unità adibite al noleggio o non soggetti con la patente ND.
Ricordo che la ND viene rilasciata dopo 3 anni di possesso della patente senza limiti. Anche se il programma di patente ND è vasto e impegnativo, ci sono persone come avvocati, commercialisti, ecc che hanno la patente ND: niente di male in ciò, ma penso sia piu' idoneo un marinaio autorizzato al traffico (Com.te di 2° classe con il DM 5 ottobre 2000) di un non meglio identificato possessore di patente ND. E' molto semplicistico tramutare la ND con i soli corsi base in titolo professionale e assumere il comando di unita' ND adibite o non al noleggio. La Legge 8 luglio 2003 e' molto chiara in tema di titoli professionali del diporto: l'assunzione del comando richiede più o meno lo stesso percorso dei titoli professionali della Gente di Mare, aumentando in tal modo la sicurezza della navigazione.
La Gente di Mare non arriva al comando o alla direzione delle macchine di unità mercantili in virtù di un esame tipo ND e il rilascio dell'abilitazione al noleggio, ma dopo un lungo percorso formativo post diploma della durata di 4 anni tra navigazione, corsi, esami e brevetti. L'art. 13 della Legge 8 luglio 2003 "disposizioni transitorie" e' una specie di finestra che permette di conseguire il certificato di "ufficiale di navigazione del diporto" a chi possiede la ND con il titolo professionale di conduttore abilitato al noleggio ed arrivare dopo i vari passaggi formativi al certificato di Com.te del diporto, figura equipollente al titolo professionale marittimo di Ufficiale di Navigazione, ulteriore occasione lavorativa anche nella marina mercantile. Distini Saluti,

Giuseppe Salvati

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Gentile Com.te Salvati,
in merito alla sua lettera le volevo rispondere in quanto marittimo del diporto e professionista dal 1987. Iniziamo da un dato di fatto: lo stato Italiano non si è mai preoccupato del settore del diporto, lasciando carta bianca a tutti quelli che hanno e continuano a lavorare solo ed esclusivamente con patente o per imbarcazioni o per Navi. Se lei conosce la realtà del diporto saprà benissimo che il numero di marittimi che durante l'estate usano solo ed esclusivamente la patente per lavorare su Yacht è numeroso. Il ministero o i marittimi del mercantile non si possono svegliare la mattina e dire che oggi c'è una opportunità di lavoro nel settore del diporto, quando esiste una vera e propria categoria non riconosciuta e alla quale mai è stata data la possibilità di essere riconosciuta. Per quanto mi riguarda, ben venga la marina mercantile, ma non senza che prima venga riconosciuta una categoria che fino ad oggi ha fatto comodo a tutti. Secondo il mio modesto parere, il nuovo regolamento per i titoli professionali del diporto é stato fatto da persone che non conoscono o hanno fatto finta di non conoscere il settore marittimo del diporto. Le faccio qualche esempio: marinai a bordo con assunzione in ditta o fabbrica, conduttori o patentati che lavorano in nero,extracomunitari non in regola, hostess o mozzi di bordo per navi da diporto ecc. ecc. Mai nessun controllo da parte delle istituzioni o da parte della guardia costiera, abbiamo sempre fatto il nostro lavoro da marittimi, senza mai essere riconosciuti. Personalmente credo che gli avvocati o commercialisti in possesso di patente per navi non abbiamo interesse a cambiare mestiere ed a mettersi a fare i capitani quindi sarebbe stato meglio forse riconoscere le patenti N.D., magari con qualche esame integrativo insieme ai corsi riconosciuti dall’IMO ed anche navigazione ai titoli istituiti superiori all’ufficiale di navigazione del diporto considerando che l’ufficiale si ferma ad imbarcazioni da diporto cioè fino a 24 metri. Distini Saluti,

Patrizio Caringi
A.Ma.Di.

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Caro Com.te Caringi,
ti posso passare le considerazioni che fai circa la realtà di certe aree italiane in cui usare la patente nautica per lavorare sugli yachts è stato ed è tuttora la norma, posso essere d’accordo con te che la patente navi dovrebbe essere riconosciuta, in fase di conversione, superiore al titolo di conduttore, ma non ti posso concedere di affermare che “il nuovo regolamento per i titoli professionali del diporto è stato fatto da persone che non conoscono o (peggio) hanno fatto finta di non conoscere il settore marittimo del diporto (!)”. Non è così e credo tu lo sappia benissimo. Questo regolamento, per quanto ovviamente imperfetto come tutte le umane cose, speriamo possa almeno per il futuro spronare tutti i nostri giovani colleghi ad intraprendere la carriera del diporto in modo più professionale.

Luciano Panizzutt
gitana@fassabortolo.it

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Gentile Com.te Caringi,
sono d' accordo con Lei, ha ragione da vendere su quanto dice. Anche nel mercantile le nuove disposizioni in materia di titoli professionali marittimi hanno apportato modifiche indigeste, che solo tramite associazioni di categoria abbiamo in parte cambiato. Con le nuove regole sul diporto il problema sta proprio in quanto da Lei evidenziato: non vi è mai stata una categoria professionale riconosciuta nel settore diporto, ma tantissimo lavoro sommerso di operatori alla rinfusa che, anche se con professionalita' acquisita sul campo, oggi non possono documentare la navigazione effettuata e quindi non hanno alcun riconoscimento. Chi è stato imbarcato nel diporto con regolare libretto in Capitaneria, oggi non ha problemi a far riconoscere la sua professionalità e mettersi in regola con le nuove norme del settore diporto L. 8 luglio 2003. Il tutto nasce da una distorsione delle autorizzazioni alla conduzione di imbarcazioni e navi diporto, con le patenti non a scopo di lucro e ad uso privato. Ci si e' marciato sopra (e penso che l' andazzo continuerà), facendone uso "lavorativo" per il Cummenda o il Dott. di turno. Per la guardia costiera si è a regola esibendo i documenti e la relativa patente di imbarcazione o navi diporto, tutti ospiti del Dott. di turno; semmai i controlli spetterebbero agli ispettorati del lavoro o a chi si occupa di lavoro sommerso. Chi si metterà per forza di cose a regola saranno le Società di noleggio che dovranno usare solo marittimi professionisti, ma credo che anche queste società troveranno il modo di abbattere i costi del personale marittimo, perchè la legge prevede ancora che sulle navi diporto i servizi complementari di bordo, di camera e cucina possono essere svolti da persone imbarcate in qualità di ospiti. Per chi ne possiede i requisiti la L. 8 luglio 2003 non vieta ai possessori di ND il comando, e il percorso per arrivare al comando delle unità da diporto adibite e non al noleggio è chiaro (e in tal modo si eliminano anche i commercialisti e gli avvocati con la patente ND, ai quali nulla vieta l' uso privato). Percorso abbastanza lungo e complicato per chi ha l'età anagrafica ed è nel settore da molti anni ma non può dimostrarlo, mentre a chi dimostra di possedere la navigazione con il già automatico certificato di ufficiale di navigazione del diporto insieme a tutti gli altri requisiti con relativo esame nulla vieta di richiedere il certificato di Capitano del Diporto, comando <500 TSL, nonchè, dopo i rimanenti requisiti, il certificato Comandante del Diporto da 500 a 3000 TSL, equipollente ad Ufficiale della navigazione per la Gente di Mare. Per i giovani diplomati è una buona opportunità lavorativa che gli eviterà di ripetere gli errori (di forza maggiore) dei loro predecessori. Saluti,

Giuseppe Salvati

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  Leggi e Normative
  1. Il nuovo Codice della Nautica da Diporto
    • Decreto Legislativo 18 luglio 2005, n.171
  2. Commenti ai contenuti ed alle novità
    • a cura di C-Marina Magazine
  3. Il vecchio Codice della Navigazione
    • Ora sostituito dal Decreto Legislativo 171/2005
  4. Disciplina della locazione e noleggio di unità da diporto
    • Legge 23 dicembre 1996, n. 647
  1. La Direttiva 94/25/CE per le unità da diporto
  2. Natanti: noleggio e locazione, legge n. 553 D.L. 21.10.96
  3. Locazione con Skipper di unità da diporto
    il quadro normativo del settore
  4. Imbarco su unitÓ battenti bandiera estera
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  1. Linee guida per i marittimi del Diporto
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    • Circolare del Ministero, 4 aprile 2006
  3. Un primo risultato per i marittimi
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  4. Istanza AMADI e Yachts.it sulla Circolare 8.02.06
  5. Nuova circolare sui titoli professionali - 8.02.06
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  6. Circolare applicativa per i nuovi titoli - 4.11.05
    • Applicazione del DM 10 maggio 2005 n. 121
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    • Libretto Allievi Ufficiali di Macchina del diporto
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