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Gentile Presidente AAIV Giulio Mazzolini,
e per conoscenza al Presidente AINUD Antonio Barabino
e per conoscenza al Presidente AMADI Oscar Borghini
e per conoscenza al Direttore Generale di Viareggio-Fucina Com.te Paolo Colombo
e per conoscenza a Carlo Marzano, Fare Vela
e per conoscenza a Maurizio Anzillotti - SoloVela
Le Sue domande sono intelligenti e mi stimolano ad alcuni pensieri che Le riporto di seguito in attesa di approfondire, magari telefonicamente, il discorso. Inoltro, come legge, la risposta anche alla AINUD ed alla AMADI che mi onorano della loro stima.
Spero che da quanto riportato possa nascere un ulteriore dibattito che porti quanto prima a proporre modifiche intelligenti alle regole che attualmente ci governano.
a) Nella locazione (contrariamente al noleggio) non esiste un contratto di arruolamento tra skipper e armatore, lo skipper che si elegge responsabile della conduzione, semplicemente sottoscrive il contratto di locazione insieme al Cliente (che a sua volta diviene armatore temporaneo dell'unità con responsabilità civile).
In questa soluzione si vede che il cliente prende la responsabilità civile dell'armamento dell'unità mentre lo skipper prende la responsabilità della conduzione in forza della sola patente nautica (altro non è richiesto dalla legge). A molti ciò non piace perché nulla testimonia quanto lo skipper sia preparato (non ha corsi IMO né titoli professionali ma prende ugualmente la responsabilità di condurre in mare clienti paganti, proprio come nel noleggio...)
b) Sento anche io la necessità di un VERO contratto di arruolamento tra lo skipper ed il cliente purtroppo esso contratto è attualmente sostituito dalla coesistenza sul contratto di locazione delle due firme congiunte (skipper + cliente/armatore). La base giuridica su cui ciò avviene è inoppugnabile: l'armatore è (e deve essere) sempre libero di far condurre la propria barca (anche nel caso di contratto di armamento temporaneo = locazione) da chi gli pare. La libertà è sovrana.
Purtroppo la situazione che ne deriva risulta sterile per il marittimo "stagionale" (possiamo chiamarlo marittimo?) a cui l'attività svolta non è riconosciuta come imbarco (né può imbarcare a libretto altrimenti cadremmo nel noleggio con regime anche fiscale differente) e risulta di scarsa tutela per il cliente che non ha alcun metro per misurare le effettive capacità di chi condurrà la sua barca.
Un vero contratto di imbarco temporaneo dovrebbe esistere e prevedere una dinamica semplificata per tutte le parti (Operatore charter, cliente, skipper) che a fronte di una comunicazione, magari a mezzo fax, alla Capitaneria potessero dichiarare lista di equipaggio e conduttore dell'unità locata con skipper.
A fronte di un piccolo sforzo del genere il patentato dovrebbe avere la POSSIBILITA' (non l'obbligo) di acquisire un riconoscimento (lista di incarichi svolti) che possa portarlo un giorno, dopo un certo numero di mesi riconosciuti, ad accedere a corsi di specializzazione e quindi ad esami come quello per l'ufficiale del diporto.
c) Lei pensa che siano pochi gli skipper che lavorano nel noleggio? Forse si, ma solo per il momento.
In Italia dobbiamo comprendere che il noleggio è l'unica possibilità di nascita del turismo nautico, rappresenta l'unica formula "pulita" percorribile per ospitare a bordo di barche da charter persone estranee al mondo del mare, prive di patenti o di conoscenza delle barche: anziani, giovani, turisti che viaggiano da soli o al massimo in coppia possono accedere al turismo nautico solo con il noleggio, possibilmente inteso come noleggio alla cabina.
I turisti che girano per l'Italia sono milioni, e milioni sono gli anziani e gli studenti. Quanti sono gli appassionati velisti con la patente in tasca? L'attuale maggioranza dei clienti della locazione sono poche decine di migliaia ed difficile che possano crescere in modo significativo nei prossimi anni.
d) Molto rumore per nulla? Alla luce delle prospettive del noleggio il rumore non è esagerato: chi oggi conduce barche da locazione (95% delle unità naviganti) NON avrà MAI modo, stante i regolamenti attuali, di accedere a titoli professionali perché la sua navigazione è esercitata in forza non di un IMBARCO ma di una scrittura tra le parti (contratto di locazione) in cui figura come patentato incaricato di condurre l'unità e NON come professionista che svolge un lavoro.
Ciò non ci preoccupa per coloro che già possiedono il titolo di Conduttore ma è pazzesco per tutti quei giovani (e sono tanti) che oggi si fanno le ossa nella locazione ed a cui viene impedita ogni futura crescita nel settore.
Lei dice che "nella ns Associazione molti giovani si rivolgono a noi per iniziare la carriera professionale di skipper" sarebbe bello che così fosse ma purtroppo attualmente può dire a questi ragazzi che semplicemente perdono il loro tempo. Ciò che fanno non ha valore per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Possono imparare, e certamente imparano, ma ciò che imparano non diventerà mai una professione.
e) Come abbiamo visto la formula fiscale della prestazione è quella della prestazione d'opera "occasionale" NON esercitata in esercizio di Arte o Professione e NON riconosciuta come dalla Marineria.
f) Le unità commerciali non possono effettuare navigazione estranea al commercio, confermo. Sono allo studio norme per rendere più elastico l'utilizzo ad esempio in caso di trasferimenti, uscite tecniche di prova ecc. ma la legge è così e prevede sanzioni per chi la infrange.
Anche i taxi soggiacciono alla stessa regola che rappresenta forse l'unico serio deterrente per evitare una invasione del mercato da parte di operatori improvvisati...
Pensa davvero che sia una norma totalmente sbagliata? Io non ne sono certo.
In attesa di continuare la conversazione La saluto cordialmente,
Michele Costabile |