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Cari amici,
sto seguendo con attenzione l'evoluzione della saga dei corsi e dei titoli. E' sicuramente vero che la legge e' uscita e che ora sara' applicata. E' sicuramente vero che c'e' tantissima confusione nell'interpretazione della stessa, specialmente da parte delle capitanerie, per cui non e' "uguale per tutti" (intendo in senso geografico, e senza riferimenti di latitudine), ma varia a seconda del senso di autorità e di caparbietà dei vari uffici della gente di mare. Esiste, tralatro, anche una forma di disprezzo o di sufficienza nei confronti di chi lavora nel diporto e non nel mercantile.
E' vero pero' che, di fatto, questa legge non dovrebbe cogliere nessuno impreparato. In effetti, sono vari anni che le cose hanno cominciato a muoversi, che si parlava di cambiamenti e di regole con scadenze che venivano puntualmente prorogate di anno in anno. Abbiamo avuto, in effetti, parecchio tempo per adeguare la nostra professione a quelle che erano le richieste di una legislatura che si andava delineando, per regolamentare un settore che era stato per anni abbandonato a se stesso.
E' cominciato vari anni fa con la istituzione del titolo di "Conduttore di imbarcazioni da diporto...", che prevedeva l'iscrizione alla gente di mare di 3a categoria.
Dopo e' arrivato l'obbligo per chi imbarcava al comando di avere alcuni Corsi (antincendio). Successivamente la legge ha permesso di passere in 1a categoria della gente di mare anche oltre i 25 anni, ancora dopo sono stati fatti migliaia di corsi per poter acquisire dei titoli professionali riconosciuti a livello internazionale e l'obbligo di altri corsi (i 4 corsi di base, poi radar, arpa, etc.).
In effetti, noi operiamo nel campo del turismo, dove portiamo in giro dei passeggeri (gente che paga per avere un servizio, e che ha diritto di sentirsi tutelata). A chi farebbe piacere se, su aereo venisse a sapere che il pilota, ha, si, tante ore di volo, ma sul suo aereo privato, e nessun tirocinio su aerei commerciali o passeggeri (a me darebbe inquietudine!).
Alla fine, nella teoria, la legge richiede che chi ha il comando di un'imbarcazione o nave adibita al noleggio, abbia esperienza e professionalità per poter tutelare i diritti di chi paga per farsi una vacanza tranquilla e in sicurezza.
E' vero che c'è tanta gente che, di fatto, fa questo lavoro da tanto e con coscienza, che rischia di trovarsi fuori per un periodo (per non aver dato il giusto peso all'evoluzione della legge), ma è pur vero che se fosse piu' facile, avrebbero diritto al comando tanti che non hanno mai messo piede su una barca. Non dimentichiamo in quanti incidenti e/o disavventure sono incorsi charteristi ignari della professionalità dello skipper o comandante a cui venivano affidati.
Ricordandovi che sono uno di voi, e sperando di non attirare troppe antipatie, vi saluto cordialmente
Maurizio |
Benvenga anche il tuo parere Maurizio,
e non temere non ti farai molti nemici. Le migliaia di Marittimi che adesso stanno facendo i corsi e si stanno chinando sui libri per superare l'esame di Aspirante CLC non lo fanno solo per avere un pezzo di carta più nobile in mano. Ricorda che il titolo di Conduttore è e resta valido, per lo meno in Italia e su barche italiane.
Molti, certamente la maggioranza, sta seguendo questa strada perché ha una esigenza personale di sentirsi a posto con tutte le leggi ovunque nel mondo. Molti, la maggioranza, desiderano un titolo che utilizzeranno per pochi mesi all'anno perché negli altri mesi insegnano vela, fanno trasferimenti, manutengono imbarcazioni, fanno lavoro di ufficio. Eppure hanno bisogno di questo titolo per sentirsi in ordine e liberi. Liberi di lavorare e guadagnare ciò che in quei due tre o quattro mesi di imbarco in charter possono guadagnare del denaro che serve a sostentarne le famiglie o a passare indenni altri lunghi periodi di forzata disoccupazione.
Sono i nostri compagni dei moli ad averne bisogno. Potrebbero non richiedere i nuovi titoli e starsene in pace col loro pezzetto di carta che dice "il signor taldeitali è Conduttore di barche da charter" e non ci piazza su neanche uno straccio di foto.
Ma non ci riescono a stare in pace i nostri amici del molo.
Non c'è pace in un Paese dove una qualunque Legge scritta da un burocrate ottuso può mandarti per stracci in mezz'ora come se fossi un reietto della società. Non c'è pace quando non c'è fiducia. Non c'è pace quando mancano giustizia ed equità.
E quando non c'è pace ci sono guerre.
Il più delle volte guerre di poveri, guerre tra pezzenti, perché il Potere bada sempre a nascondere la mano dopo aver tirato la pietra.
Non questa volta, per fortuna, perché il popolo del diporto sta mostrando un enorme buon senso , una grandissima pazienza e comprende che l'occasione può essere utilizzata per mettersi al riparo da molti futuri "colpi di vento" anche in altre nazioni a noi vicine e nell'intera Europa.
I marittimi che stanno investendo milioni di euro e centinaia di migliaia di ore di studio sono davvero bravi.
Intendono affermare la propia libertà di vivere il mare per diporto, intendono farlo bene, questi Marittimi NON si accontentano dell'insulso titolino di "Conduttore", pezzo di carta senza foto, vogliono sentire l'orgoglio di essere dei professionisti e guadagnare la stima dei loro clienti, anche se la miope legge NON li obbliga anzi pone loro di continuo bastoni tra le ruote.
Questi Marittimi vogliono assicurarsi un futuro Europeo, oltre che italiano.
Complimenti a loro per il sacrificio che stanno facendo e guai a chi li tocca. Sarebbe la rivoluzione.
grazie
mic |
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