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| Il viaggio intorno
al mondo del Lycia. |
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| di
Antonio Penati |
| Ciao, eccomi con un altro raccontino dal Regno
di Tonga e precisamente nell'arcipelago di Vava'u dove siamo arrivati
il 21 giugno e siamo rimasti un mese. |
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| Swallow Cave sull'isola
di Kapa |
Qui siamo un giorno avanti rispetto all'Italia perché abbiamo
passato la linea di cambiamento della data che geograficamente passa
alle Fiji, ma politicamente è incluso anche il regno di Tonga.
Questo raccontino lo sto scrivendo da una stupenda baia che si chiama
Port Maurell, nell'isola di Kapa, con sabbia bianchissima; siamo
in sette barche più un grande veliero neozelandese a vele
quadre. Ai lati della baia vi sono dei reef molto interessanti per
lo snorkelling.
L'arcipelago è molto bello, ma il clima è freschino
e non invoglia a tanti bagni come in Polinesia francese.
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La temperatura esterna è di 25°, il mare 26°, ideale
per vivere in barca, ma per le immersioni è necessario usare
la muta. L'arcipelago è molto fitto di isole e isolette e la
marea di quasi 2 metri conferisce alle isole un singolare effetto
a fungo.
Nell'isola non vi sono sorgenti e l'acqua del paese è quella
piovana. Domani partiamo per qualche ancoraggio nelle isole e speriamo
di vedere le balene che qui arrivano in gran numero per partorire;
mi hanno detto essere uno spettacolo da non perdere. |
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| Le isole di V'avau a forma
di fungo |
Il mercato della frutta e verdura è molto coreografico; ho
comprato molte angurie a 2 panga (ossia 1 euro) e tanta verdura molto
economica, poi pesce ecc; le vecchiette che vendono la verdura e l'artigianato
sono dolcissime. Ogni sabato, al mercato, un mormone schiera una ventina
di ragazze, tutte vestite di nero, e le fa cantare;ogni mezzora le
interrompe propinandoti un sermone urlato con un microfono collegato
ad enormi altoparlanti, un'imposizione religiosa piuttosto fastidiosa.
L'alimentazione di base dei Tongani sono i tuberi: patate dolci, Taro,
Manioca, Tapioca e qualche patata.
Altra curiosità che mi ha stupito e la presenza di molte mucche
di razza pezzata e vederle pascolare sotto le palme mi ha scombinato
i ricordi della mia infanzia che mi fanno associare la mucca ai pascoli
alpini. Non esistono formaggi né latticini né burro
locali che invece vengono importati dalla Nuova Zelanda. Le mucche
e i maiali qui servono quasi esclusivamente per i pranzi delle cerimonie
funebri. Poiché quasi tutti sono imparentati fra di loro, quando
muore una persona, tutta la famiglia allargata è invitata al
banchetto funebre e non è raro avere famiglie di 300 persone
a cui si aggiungono gli amici, per cui la tavolata è spesso
di 500-600 persone. L'italiano proprietario del ristorante a Nejafu
mi raccontava che spesso questi poveri tongani chiedono un prestito
in banca di 700-800.0000 panga per offrire il pranzo alla comunità,
poi impiegano 15 anni a restituire i soldi. |
I taxi costano pochissimo e si guida a sinistra
come in Inghilterra.
La società è divisa in caste e la ricchezza è
in mano all'aristocrazia imparentata con la corte reale che è
proprietaria tra l'altro dell'unica fabbrica di birra la quale, visto
il consumo, rappresenta una vera miniera d'oro.La proibizione di qualsiasi
attività domenicale nasce dall'imposizione religiosa di dedicarsi
esclusivamente alla chiesa.
Oggi 3 luglio, giovedì per noi, siamo ritornati alla capitale,
Neyafu, per fare un po' di rifornimenti.
Domani e dopodomani è festa per il compleanno del re e quindi
abbiamo dovuto fare oggi tutte le compere.
Al mercato ho acquistato per l'equivalente di 20 euro una bella tapa,
tessuto vegetale ricavato dalla corteccia della palma battuta e lavorata
per dei giorni, di 2 mt per 1,5. I colori usati nelle tapa sono il
nero, il marrone scuro e il rosso sporco, colori un po' tetri rispetto
alle tinte vivaci dei polinesiani, ma qui è tutto molto castigato.
L'influenza delle sette religiose anglosassoni si fa sentire pesantemente,
le ragazze sono tutte con le gonne lunghe e hanno una velata tristezza,
non portano fiori in testa e anche le collane che si mettono la domenica
sono poco sgargianti.
In un villaggio di 300 anime vi sono anche quattro chiese di diverso
indirizzo religioso e il sabato e la domenica i funzionari fanno a
gara ad incitare con ogni mezzo i tongani alla preghiera.
La gioia di vivere e la spontaneità quasi ingenua dei polinesiani
è qui scomparsa, sostituita da rigide regole di comportamento.
Il risultato è tanto evidente da riuscire persino irritante.
Gli uomini hanno tratti più melanesiani che polinesiani, anche
se molte tradizioni sono più polinesiane.
La danza che in Polinesia francese è l'espressione sensuale
della bellezza femminile e dei colori della natura qui è castigata,
ed il ballo, in pratica, consiste nel muovere le mani e la testa stando
seduti o al massimo strusciare i piedi con un movimento tra il penitente
e il pudico. Niente gambe nude; di portare gonnelline con le cinture
di foglie e fiori che esaltano il movimento dei fianchi delle ballerine
di Tamurè polinesiane, e i reggiseni fatti con i semigusci
dei cocchi, non se ne parla neanche.
L'arcipelago delle Vava'u è molto differente dalle isole della
società.
Le isole hanno una vegetazione abbastanza differente, le lagune e
molte spiagge sono circondate da mangrovie, le palme non sono così
abbondanti come nella Polinesia francese, le isole assomigliano più
a quelle venezuelane.
Il mare è leggermente più freddo rispetto a quello polinesiano
all'interno delle lagune, l'acqua è limpidissima ma piuttosto
verdognola per la presenza di alghe sul fondo, la vita sottomarina
è molto ricca ma vi è a riva la presenza di una certa
fanghiglia dovuta alle maree.
Molte isolette hanno bellissime spiagge, ma l'escursione di marea
fa sì che con la bassa marea le spiagge, che sono incontaminate,
si prolunghino in fondali fangosi pieni di conchiglie. E' un posto
molto apprezzato dai giramondo nautici perche' ci sono ridossi perfetti
che ti consentono lunghe soste con la barca ferma come in un marina,
la pesca è abbondante e all'interno delle isole trovi quasi
sempre frutta e verdura.
I villaggi che si affacciano su qualche spiaggia sono abitati da gente
povera ma gentilissima e spesso al calar della marea vedi donne dedite
alla raccolta dei molluschi.
Le imbarcazioni locali sono poche, i Tongani non sono pescatori ma
piuttosto contadini; la canoa a bilancere polinesiana qui è
rara e quando c'è, è quella primordiale ricavata da
un tronco scavato.
Alcuni europei ed americani hanno trovato qui il loro insediamento
perfetto per iniziare un'attività e per disintossicarsi da
una precedente vita non proprio vissuta all'insegna del benessere.
Alcuni hanno avuto in concessione per vent'anni dal re un pezzo di
isola e vi hanno costruito la loro casa o un ristorantino, come ha
fatto, ad esempio, una coppia di spagnoli, Edoardo e Maria; lui basco,
lei valenciana, entrambi ex artisti, musicista lui, ballerina lei,
hanno una capanna adibita a ristorante, "La Paella" , dove
tutte le sere si suona musica ispano-sudamericana.
Alle Vava'u l'artigianato e' bello ed economico. Vi sono delle tapa
che hanno dimensioni enormi (a misura di parete) e i cesti di pandano,
sono ben fatti.
Gli uomini sono robusti e forti ( il rugby è lo sport nazionale),
anche se l'abuso di alcool sta lasciando i suoi segni. Sono di carnagione
scura e con tratti molto più melanesiani che polinesiani. Le
donne hanno dei bei visi, ma dei culi enormi. Ti salutano con cordialità,
ma sono molto riservate e schive.
Sia donne che uomini vanno in giro con delle gonne lunghe , spesso
nere, sopra le quali mettono una stuoia di pandano legata con un legaccio
anch'esso di fibra, che li fa assomigliare a dei cesti di vimini.
Neiafu è un borgo esteso di casette, chiese e baracche con
circa 15000 abitanti. Vi è molto inquinamento culturale americano,
un po' sullo stile caraibico.
Ho ritrovato nella baia di Neiafu molte barche con cui avevo attraversato
il Pacifico l'anno scorso; l'oceano è grande ma i porti sono
molto piccoli, quindi ci si ritrova sempre.
Ieri a mezzogiorno avevamo appuntamento al pontile con Lilo, un tongano
alto e robusto che ci aveva coinvolto in un pranzo a casa sua. Prendiamo
un taxi ( piccolo pullmino) e con due panga (1 dollaro usa) arriviamo
a casa di Lilo.
Definire la casa modesta è riduttivo: la porta d'ingresso ha
un muretto che dobbiamo scavalcare e che serve ad impedire ai maiali
di entrare in casa e ai bambini piccolini di uscire in strada in mezzo
ai maiali che qui sono frequenti tanto quanto gli abitanti. L'interno
della casa è più che modesto, i muri sono in blocchetti
di cemento e alle pareti sono appese le tapa, un mobiletto basso con
qualche piatto e foto sopra, l'immancabile televisione e per terra
una grande stuoia.
La cucina è sotto il portico all'esterno, e per terra vi è
ogni sorta di immondizia. La moglie stava cucinando circondata da
molti bambini .
Si mangia accovacciati per terra seduti sullo stuoione, su cui poi
alla sera tutta la famiglia dorme appoggiando la testa su uno sgabellino
bassissimo stile giapponese.
Prima del pranzo ho dovuto assoggettarmi al rito della kava e così
sono stato iniziato a questa bevanda anestetica-allucinogena. Il rito
consiste in questo:
in una bacinella di legno massiccio con tre piedi, tanoa, viene posto
un sacchetto filtrante in cui viene messa la kava (è la radice
di un tipo di pianta del pepe, essiccata e ridotta in polvere finissima
color nocciola ), poi con dei gusci di cocco Lilo versa dell'acqua
(in un contenitore di plastica riciclato da chissà quale prodotto
!) poi comincia a mescolare e strizzare il sacchetto un po' come se
fosse un grande tè; mentre lo fa gli si illuminano gli occhi
e continua, rivolgendosi a me che rappresentavo l'altra autorità
del gruppo, a dirmi che è di ottima qualità e che la
miscela era riuscita benissimo. A questo punto entrano a fare visita
tre Mormoni che qui non mancano mai, ma loro non bevono kava.
Inizia la bevuta e, dopo che Lilo l'ha assaggiata, tocca a me: il
liquido sembra fanghetta sporca e il sapore è quello di quando
ti fanno l'anestesia dal dentista. Mentre mi porge la tazzina di cocco
viene pronunciata una frase in maniera molto seria e tutti quelli
in giro che non bevono devono battere le mani a un ritmo lento. La
cerimonia si ripete per ogni componente e si continua all'infinito.
Io ho bevuto solo una volta ma non ho sentito nessun effetto allucinogeno,
forse solo un pò di torpore.
Adesso mi sto interessando per comperare i sacchettini di Kava da
regalare ai capo villaggio delle isole dove approderemo, perché
questa usanza è molto sentita anche alle Fiji.
Il pranzo: sulla stuoia, dopo la kava, è messo il cibo diviso
in diversi piatti, e dopo la preghiera di ringraziamento recitata
dal mormone si inizia. La forchetta è un lusso riservato a
noi occidentali, loro mangiano con le mani.
Nel piatto vi sono: un pezzo di pollo fritto, un pezzo di agnello
fritto, un pezzo di maiale fritto, un pezzo di pesce fritto, un pezzo
di manioca lessata, poi due ciotoline di foglie di tarò lessate
dal sapore di spinaci, banane, angurie e ananas; da bere ha tagliato
un cocco fresco per ciascuno (io detesto l'acqua di cocco).
Abbiamo pagato 5 euro a testa, un niente per noi, molto per loro,
e avendo visto la numerosa famiglia di Lilo li abbiamo dati volentieri;
la moglie mi ha anche cucito la bandiera tongana da esporre sulla
barca perché ne ero sprovvisto.
L'altra sera siamo andati davanti a una spiaggia in un'insenatura
da favola dove c'era un villaggio e abbiamo partecipato a un altro
pranzo tongano con maialino cotto nel forno scavato nella terra e
balletto finale di bambine (molto triste).
Oggi abbiamo pescato delle tridacne molto grosse, abbiamo tolto il
mollusco per mangiarlo condito con aglio, limone e peperoncino (molto
buono) e con le conchiglie, che sono enormi, abbiamo fatto i piatti
di portata.
Domani ritorniamo a Nejafu perché dopodomani dobbiamo imbarcare
Roberta che arriva da Lucca e abbiamo necessità di rifornire
la cambusa. Ieri ho conosciuto una coppia di americani, lui di San
Diego, lei vietnamita, i quali ci hanno invitato a fare un'immersione
in un'isoletta a 3 miglia dalla costa dove c'e' una grotta alla profondità
di 25 metri da cui si risale attraverso un camino sino alla volta
che si trova all'interno; è stata una bella immersione, anche
se non ho visto molti pesci.
Vengono continuamente a farmi visita barche che mi hanno incontrato
un po' dappertutto.
Ma la vera vita sociale dei giramondo si svolge nei cosiddetti bar
del porto. Ogni porto ne ha almeno uno e il passaparola tra questo
popolo del mare è talmente capillare che ci ritroviamo praticamente
ovunque. Nejafu è uno di questi porti e il bar di ritrovo per
eccellenza è il Marmaid con i suoi pontiletti in legno sgangherati
dove attraccano i dinghy. Dal numero di canotti al pontile puoi capire
se è l'ora dell'happy hour dove paghi uno e bevi due.
In questo bar raccogli le notizie più disparate sui migliori
ormeggi sparsi nel mondo, vi è quasi sempre una bacheca del
compra e vendi e il bollettino meteo, annunci vari, puoi raccogliere
notizie indispensabaili sui posti che ancora devi visitare e notevole
è lo scambio di softwear di cartografia, tutti rigorosamente
masterizzati dal giramondo che nella vita precedente faceva l'informatico.
Inoltre puoi trovare qualsiasi tipo di prestazione dai giramondo che
per guadagnare qualche soldo si offrono per i lavori più disparati.
Io ho usufruito della bravura di una parrucchiera canadese che mi
ha tagliato barba e capelli seduto a un tavolo sul terrazzo del bar
(costo 2 euro piu' 3 caraffe di birra che ho offerto a prestazione
avvenuta: stava usando il rasoio!).
Venerdì e sabato sera il bar raggiunge il massimo della frequentazione
e trovi dal giovane americano con canottiera e bicipiti tracimanti,
alla canadese arrivata alla sua decima birra che quando le dici che
sei italiano ti ripete sino all'infinito 'beautiful , pizza, Roma,
Venezia', fino ai giovani australiani che si improvvisano cantanti
e che ti assordano con il karaoke.
Ma ogni navigante che decide di fare un giro del mondo non può
esimersi dal frequentare questi bar che, se mi è concesso un
irriverente paragone, stanno al navigante come la messa domenicale
sta al fedele.
Il bar del porto, stante la multietnicità dei suoi frequentatori,
è anche un posto di relazioni sociali quindi puo' capitare
che qualche navigante che non ha avuto un rigido controllo del numero
delle birre e dei rhum si trovi il mattino a svegliarsi sulla barca
di un'altra nazionalità.
Questa internazionalità dei giramondo fa sì che anche
le bellezze locali vengano sollecitate a frequentare il bar durante
il fine settimana; sono le più disinibite, quelle che si sono
ribellate alla stretta sorveglianza dei vari salvatori di anime, imparano
le lingue e vengono a conoscere il mondo attraverso i racconti di
questo popolo del mare. Una nota curiosa è che man mano che
il livello della birra sale, l'intraprendenza di queste fanciulle
raggiunge livelli a dir poco imbarazzanti anche per dei rudi attraversatori
di oceani.
La nostra crociera alle Vava'u sta per finire, il tempo è sempre
pessimo e le perturbazioni si avvicendano con ritmo incalzante.
Partiremo domani assieme a"Cardeas" la barca di una famigliola
belga con rotta sull'arcipelago delle Fiji dal quale ci separano 450
miglia di oceano. Da lì invierò il prossimo raccontino.
So che l'Italia è stretta in una morsa di caldo insopportabile
e quindi spero che questa mia ventata di vento antartico vi porti
un po' di refrigerio.
Un abbraccio e alle prossime
Antonio
(Isole Yasawa - arcipelago delle Fiji) |
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Carlo Auriemma , Elisabetta Eordegh
Dal 1988 navighiamo intorno al mondo.
Abbiamo cominciato, per caso, decidendo di prenderci un periodo di sabbatico dal lavoro normale che facevamo...
1. Incontro con le balene
Lizzi ci sono le balene!
2. Salute a bordo
Una barca in mezzo al mare è un ambiente isolato. A bordo bisogna essere pronti a far fronte a tutte le piccole grandi emergenze che possono capitare...
Carlo e Lizzi navigano su "Barca Pulita".
il sito di Barcapulita?: www.barcapulita.org |
Emilio Beretta
1. Immersioni in giro per il mondo
Dopo l'esperienza di una barca alle Maldive ora si dedica al charter sub in
Italia come armatore di FORTEBRACCIO. |
Antonio Penati
da ormai sette anni Antonio racconta del suo lungo "giro"
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- Mediterraneo occidentale, atlantico
marzo 1997- novembre 1998
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- Isole vergini, Portorico, costa
est degli USA - OpSail 2000
novembre 1999 settembre 2000
- Traversata burrascosa
New York - Bermuda
marzo 2001- maggio 2001
- Bermuda Portorico
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- Aruba - Cartagena (Colombia)
novembre dicembre 2001
- Isola Pinos - Arcipelago
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- El Porvenir - Arcipelago di
San Blas (Panama)
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26 marzo 2002
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Cristobal-Galapagos-Ecuador)
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- Nejafu - Vava'u - Regno di
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1. Polinesia
Rangiroa, un possibile paradiso dei Mari del Sud. |
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1. Capo Horn
a vela da Roma a Capo Horn e i ghiacciai andini. |
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Kurti Paregger, Franziska Schink
1. Baleari (in italiano)
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1. Balearen
Unterwegs mit dem Catamaran Neverland. An den Balearen.
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