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Il viaggio intorno al mondo del Lycia.
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16 Bora Bora - Isole della Società - Polinesia Francese
10 Giugno 2003
di Antonio Penati
Isola di Manihi
E' da più di tre mesi che sono in Polinesia, tra cui 15 giorni passati in cantiere a fare carena e manutenzione alla barca e altri 15 gg nel marina comunale di Uturoa, capitale di Raiatea, a completare l'armo e le verifiche necessarie per la navigazione che quest'anno mi porterà sino alle Fiji passando per l'arcipelago delle Tonga. I giorni trascorsi tra gli operai polinesiani del cantiere, gli abitanti di barche in secca, gli ex navigatori che abitano in maniera permanente le barche ormeggiate nel marina, mi hanno permesso di capire meglio i polinesiani e il popolo dei giramondo con il loro inserimento in un territorio così lontano e diverso. E' un'analisi ovviamente molto soggettiva e sicuramente superficiale, ma le molte storie che ho raccolto in banchina, nei bar, al supermercato, in cantiere, nei negozi di ricambi e durante la cena che ho fatto con gli operai del cantiere, le feste a cui ho partecipato compreso l'elezione di miss Raiatea e l'opportunità di essere ormeggiato al molo dove partono e arrivano tutti i pescatori con cui scambio volentieri opinioni sul tipo di pesca e sul rapporto che loro hanno con il mare e con i popae, (così chiamano loro i bianchi) che abitano qui, mi ha consentito di chiarirmi un pò di più le idee su questa Polinesia che a ragione o ad esagerazione è considerata la meta agognata di persone in cerca del paradiso terrestre.
Cominciamo quindi con il dire che la Polinesia Francese è uno dei luoghi più cari al mondo in rapporto a quello che ti viene dato. I polinesiani hanno il reddito più alto di tutto il sud Pacifico e un operaio non qualificato prende minimo 250.000 franchi polinesiani che corrispondono a 3.500.000 di vecchie nostre lire. Un insegnante ne guadagna oltre 6.000.000 più molti altri benefit elargiti dalla Francia, idem per i gendarmi, gli infermieri, i medici, ecc. Quindi, chi decidesse di cambiare vita e stabilirsi in Polinesia, deve disporre di un buon reddito.
Mercato a Papeete
I polinesiani hanno molto radicate le loro tradizioni e anche se tutti hanno il telefonino, il fuori-strada e altre comodità considerate indispensabili nella nostra civiltà, in realtà lo fanno più per spendere un pò di soldi perché ne guadagnano molti, che per reale esigenza. Non sono attaccati al danaro, nel senso che non lavorano per arricchirsi, non fanno a gara per avere la casa più bella con il giardino più grande con la proprietà più esclusiva, possiedono e abitano tutti case molto simili fatte di legno prefabbricato che nulla hanno di lussuoso. Amano invece molto le feste, le situazioni conviviali, stare all'aria aperta, i fiori, la pesca; insomma sono rimasti attaccati alle esigenze primarie di una vita semplice, serena e armoniosa, anche le loro musiche e i balli sono tutti ispirati alla natura, al sole, ai fiori, al cielo, al mare e alla grazia.
La musica moderna non li coinvolge e la dilagante imposizione delle mode musicali qui non attecchisce, lo stesso dicasi per la moda nel vestire; non vedi ragazze che si vestono secondo i dettami della moda imposta, forse hanno una maglietta o un paio di pantaloncini occidentali, ma c'è sempre qualche capo d'abbigliamento polinesiano e le immancabili ciabatte infradito.
Danzatrici

Questo distacco disincantato dal tentacolo pericoloso della moda occidentale rende questo popolo genuino quasi sino all'ingenuità. La fretta è assente dal loro comportamento, e il sorriso sempre presente quando ti salutano è l'espressione esteriore di una vita semplice e priva di ambiziosi traguardi che ti costringono a una stressante competizione e frustrazioni.
I bianchi che si sono stabiliti in Polinesia, permanentemente o temporaneamente,non si mescolano con i polinesiani. Nel bianco c'è sempre l'arroganza e la presunzione di imporre il proprio modello, quindi ogni tanto ti capita d'assistere, come è capitato a me, nella piazza del molo tutta addobbata con luci ed altoparlanti, casse e palco, a un'esecuzione di ginnastica danzata che promuoveva una palestra 'moderna' gestita da un'americana. Tutte le allieve della palestra erano popae, la musica assordante e fortemente ritmata cadenzava dei movimenti ginnici che imitavano e scimmiottavano combattimenti e mosse di arti marziali, l'abbigliamento era finto povero ma griffato e l'istruttore incitava, in una sorta di crescendo rossiniano urlato e sbraitato, gli allievi della palestra ai movimenti, facendo sembrare la manifestazione più una scena di Platoon che di danza. Tutt'attorno i polinesiani stavano a guardare tra l'incuriosito e lo stupefatto, ma non c'era uno o una che muovesse a ritmo gambe o bacino coinvolto dal ritmo frenetico.
Fortunatamente il fracasso finiva intorno alle otto di sera, quindi ci sediamo al tavolo all'aperto del ristorante prospiciente il molo, e di lì a poco arrivano in assoluto silenzio e senza farsi notare un'orchestra di polinesiani muniti di tamburo, tronchi scavati, ukulele e chitarre, e un gruppo di donne che preparano i vestiti da ballo e cominciano con discrezione uno spettacolo entusiasmante pieno di grazia e di sorrisi; così abbiamo cenato con davanti agli occhi danzatori e danzatrici che ballavano un coinvolgente tamuré. Il 4 aprile sono iniziate le crociere, ma il tempo non è stato nei primi giorni molto clemente; l'inizio della stagione secca è cominciato all'insegna della pioggia battente e dei colpi di vento molto forti che hanno condizionato un poco la crociera. Le Isole della Società sono di una bellezza travolgente, ma quando mancano i colori e le lagune, che solitamente si accendono di un azzurro abbagliante, sono spente, tutto si rattrista. Solo l'ultima settimana ci ha riconciliato con l'ambiente restituendoci i colori e il fascino dovuto. Roberto ed Enrico, i giornalisti di Nautica che si sono imbarcati, hanno scattato un'enormità di foto e penso che ne uscirà, nonostante il maltempo, un bel servizio

Mare azzuro a Tahiti
La seconda crociera con imbarco a Bora Bora è stata un pò speciale perché a bordo abbiamo avuto Mauro, ex presentatore Rai oggi regista e anche cameraman che ha girato una quantità enorme di pellicola da cui ricaverà un filmato molto particolare per Rai 3 che andrà in onda nella trasmissione 'Alle Falde del Kilimangiaro'. Il fatto di dover ripeter alcune volte le scene, di dover andare tutti i costi a filmare la realtà polinesiana, l'assistenza che abbiamo ricevuto dall'ente turistico polinesiano e dai nostri amici Elena e Claus che ne erano i portavoce, ci hanno permessodi visitare posti da sogno, di assistere a danze organizzate per noi, di cenare nei più sontuosi ristoranti, di partecipare alla liberazione di due tartarughe, senza trascurare ovviamente i bagni e le immersioni in posti da cartolina. Abbiamo vissuto tre settimane inseriti dentro al sogno del paradiso tropicale da veri nababbi.
Questo ovviamente è il palcoscenico, ma ci sono anche le quinte. E il retropalco non è da tutti; gli orari polinesiani mal si addicono ai ritmi occidentali, alla sera alle 8 non c'è in giro anima viva. Ad eccezione del sabato e della domenica quando si ubriacano, i polinesiani vanno a dormire prestissimo, si svegliano alle 5 e alle 6 il villaggio è già in piena attività.
Non esistono bar né luoghi notturni per socializzare, in poche parole chi vuole trasferirsi da queste parti deve essere pronto alla meditazione e ad una certa vita molto naturale, regolata dal sole, deve essere pronto a convivere con i moscerini, e con un'alimentazione piuttosto monotona, secondo gli standard italiani, a meno di alzare il budget per l'acquisto di prodotti europei, vino compreso. Le occasioni di fare festa non mancano e i polinesiani sono dei veri cultori della festa. Gare di canoa, danze, feste religiose non mancano, persino le scuole hanno ritmi tipicamente tropicali, per cui i bambini frequentano 6 settimane, poi 2 settimane di vacanza, più un certo numero di feste più o meno diffuse. E' stupendo vederli andare a scuola, o giocare nel giardino durante l'intervallo tutti a piedi nudi.
La cortesia del polinesiano è disarmante, mai uno scatto di nervi, mai un'urgenza che riduca il piacere della chiacchierata, quando qualche cosa non va per il verso giusto usano dire ' n'est pas grave' non è una cosa importante, e tutto ritorna nella norma.
La tentazione di fermarsi di più o per sempre è molto forte ed ha coinvolto molti navigatori che sembrano avere subìto questo fascino unito a una certa dose di torpore tropicale, accampandosi nei marina poco dispendiosi o in baie ben riparate e formando così una piccola comunità che con l'andare del tempo ripropone gli stessi meccanismi occidentali senza peraltro averne i vantaggi.
Alcuni si riciclano in lavori di cui si professano esperti solo perché qui manca una vera tradizione ma che nulla ha di professionale, altri sono dei disadattati che cercano di salvarsi dalla spirale di alcool e droga che li ha accompagnati per buona parte della vita, altri ancora, ma sono pochi, sono riusciti a crearsi una nuova vita che li appaga e li gratifica. La maggior parte di loro riprende a fare, in un luogo lontano sicuramente molto più bello, ma certamente meno adatto, quello che faticosamente aveva lasciato qualche anno prima quando il sogno era fresco e l'entusiasmo enorme.
Artigiana a Tahiti
Le Isole della Società Sottovento
Huahine - Raiatea - Taha - Bora Bora sono di una bellezza unica e rappresentano la realtà dell'immaginario paesaggio polinesiano.
Le isole, al centro di una laguna dalle acque di un turchese cangiante, sono coperte da una fittissima foresta piena di fiori e piante da frutta, tutt'intorno il reef protegge la laguna dalle onde dell'oceano, le case sono poche e quasi invisibili nel folto della vegetazione e dove la montagna è alta e scoscesa si vedono anche le cascate. Lo scenario visto dalla barca è mozzafiato e al tramonto il palcoscenico si tinge di colori che sfumano dal rosso vivo al verde pistacchio passando per tutte le sfumature del rosa e del giallo: è la rappresentazione dal vero del paradiso terrestre.
Dschungla a Raiatea
Il Clima
La stagione migliore per visitare le Isole della Società è l'inverno (corrispondente alla nostra estate) da maggio a novembre, mentre l'estate (ossia il nostro inverno) è caratterizzata da un caldo opprimente, piogge pressoché costanti e un'umidità soffocante; la temperatura del mare, che raggiunge 29-30 gradi, è fastidiosa e inoltre vi è il rischio di cicloni.
Anche l'inverno polinesiano non è comunque esente da cattivo tempo; i fronti generati dalle basse pressioni che si formano alle basse latitudini attraversano queste isole ed inoltre la linea di convergenza tropicale che si muove lungo un asse che va dall'Indonesia alle Marchesi può portare violentissimi groppi e tempo pessimo anche nelle Isole della Società. A Bora Bora abbiamo dovuto tenere testa a un groppo di 4 ore generato da una serie di tropical disturbances di oltre 55 nodi e per giorni abbiamo avuto pioggia battente. Ovviamente non è sempre così, anzi è piuttosto raro, ma non esente. Quest'anno probabilmente ha influenzato molto il fenomeno del Nino e della Nina. Con questo bel biglietto da visita meteorologico ci apprestiamo ad effettuare la traversata di un altro pezzo di Oceano Pacifico che ci condurrà da Bora Bora all'arcipelago delle Vava'u nel Regno di Tonga per circa 1350 miglia.
Fra un po' vi invierò il raccontino della traversata e le prime impressioni sui tongani che mi dicono essere molto diversi dai polinesiani.
Un salutone dall'altra parte del mondo
Antonio S/Y Lycia- Bora Bora - Polinesia Francese

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