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Il viaggio intorno al mondo del Lycia.
Il sito web di Antonio e del Lycia

11 El Porvenir - Arcipelago di San Blas (Panama)
26 gennaio 2002
di Antonio Penati
Il Lycia entra
nella prima chiusa

BALBOA (Panama)
26 marzo 2002

Siamo partiti, la mattina del 6 febbraio, da Caios Chichime (nell’arcipelago delle San Blas), il vento che nei giorni precedenti aveva soffiato forte si è un pò attenuato e anche l’onda si è un poco ridotta (3-4 mt). Il vento è da Nord est 20/25 nodi, con il primo tratto al traverso e le ultime 30 miglia al lasco e gran lasco; condizioni ideali: Il Lycia appena fuori dal ridosso dei reef prende un buon passo e fila in tutta tranquillità a 10 nodi costanti , maciniamo miglia su miglia e Carlo con la sua traina pesca continuamente dei King Fish , tratteniamo solo quelli più grossi.
Le ultime dieci miglia le facciamo in poppa piena e la velocità scende e, alle primissime ore del pomeriggio, entriamo nella baia di Portobello, famoso per essere stata teatro di rappresaglie ai tempi della filibusta da parte di Drake, Morgan ed altri corsari minori . Dei tre forti spagnoli che proteggevano la baia in cui si ancoravano i vascelli Spagnoli carichi di oro rimane ben poco, ma la baia è verdissima ed il paesino in fondo a sinistra conferisce all’ambiente un’aspetto da lago alpino, l’unica nota tropicale sono gli scuolabus USA riciclati in quasi tutti i paesi centroamericani e dipinti completamente a colori vivaci con effetto carioca e con musica a tutto volume .
La mattina del 7 febbraio partenza per Colon, il vento è debole e di poppa, andatura a farfalla, Carlo con il suo micidiale rapala “ testa rossa “ colleziona uno di seguito all’altro tre bei King Fish, il pranzo è assicurato.
A mezzogiorno entriamo tra le due enormi dighe che chiudono la rada di Colon, il traffico di navi è notevole, noi ci dirigiamo verso il punto di fonda segnato sulla carta nautica e delimitato da quattro boe a luce gialla. Prima però andiamo al Panama Canal Yacht Club,antico e decadente club, fondato nel 1928, dove sono passate le più belle imbarcazioni del mondo, a fare visita a Marco e Adriana che con il loro HR 46’ Bora stanno andando in Australia per stabilirvisi, dopodomani attraverseranno il canale e così potremo prendere il loro posto in banchina perché i posti al PCYC sono più rari di una banconota da 120 dollari.
Il Lycia se ne starà tranquillo per un mese mentre io ritornerò in Italia, la traversata del canale è prevista per il 23 marzo.
Colon è una città incredibile, nel 1940 era chiamata la città d’oro, adesso è una città blindata, che cade letteralmente a pezzi; i negozi più frequentati sono chiusi da sbarre come in un carcere e alcuni quartieri fanno apparire la Kasba di Tangeri una specie di Lourdes al confronto. Di sera non se ne parla neanche di andare a spasso, di giorno è meno problematico ma le guardie armate di mitra nei supermercati ti fanno capire che bisogna sempre essere all’erta.

In compenso si trova tutto, ed i prezzi specie nella zona Libre sono molto convenienti.
Espletate le formalità e pagato il dovuto (750 USD + 900 USD di cauzione + 60 USD per le cime di ancoraggio) per l’attraversamento del canale eccomi pronto il giorno 23 alle ore 4 del mattino all’ancora ad aspettare il pilota.
Questi si imbarca alle 5 ed iniziamo l’attraversamento che consiste nel superare le tre chiuse che ci porteranno sino alla quota del lago Gatun, poi attraversato questo lago in parte artificiale, circondato da foreste tropicali molto suggestive raggiungiamo le tre chiuse che ci faranno scendere verso l’oceano Pacifico. Il tutto dura 10 ore, non senza emozione, come ad esempio l’ultima chiusa dove una corrente di 7 nodi ci spinge verso le porte. Un particolare curioso: alla chiusa Miraflores, l’ultima prima di entrare in pacifico è stata posizionata una telecamera Web; ho avvisato Luisa che da Verona collegatasi via internet con il sito www.pancanal.com ha potuto assistere in diretta al nostro ingresso in Pacifico . Alle ore 16 ci siamo ancorati alla boa dello YC Balboa , salutiamo gli amici che ci hanno dato una mano nel passaggio ( 3 Argentini, 1 Cubano ) rimaniamo a bordo Io, Stefan, Alberta ed un piccolo masnadiero: di fronte a noi oltre le petroliere ancorate in rada si estende il più grande oceano del mondo.
Balboa è una meta importante, una specie di strada a senso unico; un filtro. Da qui raramente un’imbarcazione partita dall’Europa torna indietro, si va sempre verso ovest, si continua il giro del mondo. Qui trovi un altro popolo del mare, non vi sono più i charteristi, le barche sono attrezzate per lunghe navigazioni, più o meno ci conosciamo già, perché ci siamo incontrati ai Carabi, In Venezuela, alle San Blas ed a Colon. I Carabi sono dimenticati, fanno parte di un passato remoto adesso si guarda solo a ovest, si parla di Galapagos, di foche, di Tartarughe, di balene, di Tatuaggi, della baia delle Vergini e della mitica Polinesia Francese. Siamo impazienti, ci siamo preparati per lungo tempo, e quasi non ci sembra vero che il sogno delle isole lontane si stia avverando.
Fra qualche giorno gli amici dall’Italia ci raggiungeranno e l’avventura comincerà
Ci sentiremo presto e i miei prossimi raccontini vi descriveranno l’attraversamento dell’equatore e la navigazione verso le incontaminate isole Galapagos.


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