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Il Lycia entra
nella prima chiusa |
BALBOA (Panama)
26 marzo 2002
Siamo partiti, la mattina del 6 febbraio, da Caios Chichime (nellarcipelago
delle San Blas), il vento che nei giorni precedenti aveva soffiato
forte si è un pò attenuato e anche londa si
è un poco ridotta (3-4 mt). Il vento è da Nord est
20/25 nodi, con il primo tratto al traverso e le ultime 30 miglia
al lasco e gran lasco; condizioni ideali: Il Lycia appena fuori
dal ridosso dei reef prende un buon passo e fila in tutta tranquillità
a 10 nodi costanti , maciniamo miglia su miglia e Carlo con la sua
traina pesca continuamente dei King Fish , tratteniamo solo quelli
più grossi.
Le ultime dieci miglia le facciamo in poppa piena e la velocità
scende e, alle primissime ore del pomeriggio, entriamo nella baia
di Portobello, famoso per essere stata teatro di rappresaglie ai
tempi della filibusta da parte di Drake, Morgan ed altri corsari
minori . Dei tre forti spagnoli che proteggevano la baia in cui
si ancoravano i vascelli Spagnoli carichi di oro rimane ben poco,
ma la baia è verdissima ed il paesino in fondo a sinistra
conferisce allambiente unaspetto da lago alpino, lunica
nota tropicale sono gli scuolabus USA riciclati in quasi tutti i
paesi centroamericani e dipinti completamente a colori vivaci con
effetto carioca e con musica a tutto volume .
La mattina del 7 febbraio partenza per Colon, il vento è
debole e di poppa, andatura a farfalla, Carlo con il suo micidiale
rapala testa rossa colleziona uno di seguito
allaltro tre bei King Fish, il pranzo è assicurato.
A mezzogiorno entriamo tra le due enormi dighe che chiudono la rada
di Colon, il traffico di navi è notevole, noi ci dirigiamo
verso il punto di fonda segnato sulla carta nautica e delimitato
da quattro boe a luce gialla. Prima però andiamo al Panama
Canal Yacht Club,antico e decadente club, fondato nel 1928, dove
sono passate le più belle imbarcazioni del mondo, a fare
visita a Marco e Adriana che con il loro HR 46 Bora stanno
andando in Australia per stabilirvisi, dopodomani attraverseranno
il canale e così potremo prendere il loro posto in banchina
perché i posti al PCYC sono più rari di una banconota
da 120 dollari.
Il Lycia se ne starà tranquillo per un mese mentre io ritornerò
in Italia, la traversata del canale è prevista per il 23
marzo.
Colon è una città incredibile, nel 1940 era chiamata
la città doro, adesso è una città blindata,
che cade letteralmente a pezzi; i negozi più frequentati
sono chiusi da sbarre come in un carcere e alcuni quartieri fanno
apparire la Kasba di Tangeri una specie di Lourdes al confronto.
Di sera non se ne parla neanche di andare a spasso, di giorno è
meno problematico ma le guardie armate di mitra nei supermercati
ti fanno capire che bisogna sempre essere allerta.
In compenso si trova tutto, ed i prezzi specie nella zona Libre
sono molto convenienti.
Espletate le formalità e pagato il dovuto (750 USD + 900
USD di cauzione + 60 USD per le cime di ancoraggio) per lattraversamento
del canale eccomi pronto il giorno 23 alle ore 4 del mattino allancora
ad aspettare il pilota.
Questi si imbarca alle 5 ed iniziamo lattraversamento che
consiste nel superare le tre chiuse che ci porteranno sino alla
quota del lago Gatun, poi attraversato questo lago in parte artificiale,
circondato da foreste tropicali molto suggestive raggiungiamo le
tre chiuse che ci faranno scendere verso loceano Pacifico.
Il tutto dura 10 ore, non senza emozione, come ad esempio lultima
chiusa dove una corrente di 7 nodi ci spinge verso le porte. Un
particolare curioso: alla chiusa Miraflores, lultima prima
di entrare in pacifico è stata posizionata una telecamera
Web; ho avvisato Luisa che da Verona collegatasi via internet con
il sito www.pancanal.com
ha potuto assistere in diretta al nostro ingresso in Pacifico .
Alle ore 16 ci siamo ancorati alla boa dello YC Balboa , salutiamo
gli amici che ci hanno dato una mano nel passaggio ( 3 Argentini,
1 Cubano ) rimaniamo a bordo Io, Stefan, Alberta ed un piccolo masnadiero:
di fronte a noi oltre le petroliere ancorate in rada si estende
il più grande oceano del mondo.
Balboa è una meta importante, una specie di strada a senso
unico; un filtro. Da qui raramente unimbarcazione partita
dallEuropa torna indietro, si va sempre verso ovest, si continua
il giro del mondo. Qui trovi un altro popolo del mare, non vi sono
più i charteristi, le barche sono attrezzate per lunghe navigazioni,
più o meno ci conosciamo già, perché ci siamo
incontrati ai Carabi, In Venezuela, alle San Blas ed a Colon. I
Carabi sono dimenticati, fanno parte di un passato remoto adesso
si guarda solo a ovest, si parla di Galapagos, di foche, di Tartarughe,
di balene, di Tatuaggi, della baia delle Vergini e della mitica
Polinesia Francese. Siamo impazienti, ci siamo preparati per lungo
tempo, e quasi non ci sembra vero che il sogno delle isole lontane
si stia avverando.
Fra qualche giorno gli amici dallItalia ci raggiungeranno
e lavventura comincerà
Ci sentiremo presto e i miei prossimi raccontini vi descriveranno
lattraversamento dellequatore e la navigazione verso
le incontaminate isole Galapagos.
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