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Il viaggio intorno al mondo del Lycia.
Il sito web di Antonio e del Lycia

8 Isola Pinos - Arcipelago San Blas (Panama)
dicembre 2001
di Antonio Penati
Enriche apre
una noce di cocco
La sosta a Cartagena de Indias durata una settimana è stata molto piacevole, dopo i primi giorni passati a fare i controlli di routine della barca ed a preparare una cospicua cambusa in previsione di un lungo soggiorno alle San Blas abbiamo fatto i turisti.
La città vecchia fortificata è molto spagnola e piacevole, la città nuova, chiamata Boca Grande è molto Rimini e americaneggiante, la città tutt'intorno ( che è la parte più estesa) è molto vivace e molto Colombiana. La città conta un milione di abitanti e lo stipendio minimo (per chi ha la fortuna di avere un lavoro) è di 200 Dollari.
Le persone sono cordiali e disponibili e a Cartagena, a quanto mi è stato detto non vi è grande delinquenza.
La Navigazione che ci separa dall'arcipelago delle San Blas a Panama e di circa 170 Miglia (varia a secondo di dove fai l'approdo), quindi memori del bel aliseo che ci ha spinto per 400 miglia nei giorni precedenti, decido di partire la mattina presto in modo d'arrivare entro mezzogiorno del giorno dopo, all'isola Pinos, nella parte orientale dell'arcipelago perchè, avendo diversi giorni a disposizione  prima delle crociere di Natale, possiamo risalire l'arcipelago i giorni successivi, visitando diversi villaggi Kuna. 
All'alba del giorno 7 dicembre, salpiamo l'ancora e sfiliamo tutte le boe della rada di Cartagena che è lunga più di 10 miglia.
Una volta in mare aperto le previsioni si confermano errate, l'aliseo e completamente assente, in compenso la controcorrente dei caraibi ci rallenta di almeno due nodi; bonaccia, onda grossa al traverso e motore; con questa bella compagnia ci trasciniamo a quattro nodi verso le San Blas. Pensavo: più avanti appena fuori della protezione del golfo di Cartagena le cose cambieranno , e infatti cambiano, in peggio, il cielo si annuvola completamente, fa caldo ed è molto umido ,vento zero, onda in aumento un po più da poppa, corrente costante, contro. A vivacizzare questa navigazione che definire sbatacchiata e noiosa è un eufemismo ci si mettono i temporali, infatti la notte i lampi ed i tuoni sono ovunque ma il vento continua a mancare salvo qualche sporadica sparata che ci fa lavorare come dei matti senza peraltro darci velocità; di dormire non se ne parla neanche. Dico tra me e me, all'alba i temporali con il sole si dissolvono quindi l'arrivo nei reef delle San Blas non sarà preoccupante. Alle sei di mattino l'alba arriva di colpo (ai tropici, alba e tramonto hanno dei crepuscoli brevissimi) il paesaggio intorno è fetente, tutto grigio perla con sfumature di nero, pioggia a diluvio, vento debole e mare grosso di poppa, con la solita corrente contro che ci porta oltre a  bottiglie di plastica di tutti i tipi anche qualche tronco.
Il mercato del pesce
Alle sette ci mancano ancora una quarantina di miglia e dobbiamo fare in modo di arrivare con la luce perchè di arrivare nei reef di notte non se ne parla neanche, inoltre questa parte di costa è poco idrografata e la carta nautica più dettagliata lascia dei punti oscuri in quanto a profondità. Disponiamo però di un ottimo portolano che consiglia una rotta di avvicinamento e poi un'accostata una volta al traverso dell'isola per entrare nel ridosso; speriamo che l'autore sia stato scrupoloso e che i punti GPS che abbiamo siano affidabili.Alle 1400 ora locale, siamo a sette miglia dall'isola che è praticamente attaccata alla costa ; la profondità passa di colpo a 10 metri, l'onda di poppa si amplifica e l'adrenalina percorre tutti i capillari, facciamo un atto di fede sull'autore del portolano , i fondali aumentano leggermente, proseguiamo ma il ridosso non si vede, in compenso vediamo la costa avvicinarsi con relativi frangenti; ecco siamo al punto di accostata , rotta 310 e via verso la parte ridossata dell'isola con belle onde al traverso, man mano che ci avviciniamo il mare si calma, scorgiamo una barca a vela alla fonda poi un'altra e poi un'altra ancora, vediamo le palme, la spiaggia e le capanne di questi misteriosi (misteriosi per me) Indios  Kuna, la razza indigena che abita le San Blas.
8 dicembre 2001,
domenica mattina, visita all'isola ed alla capanna di Enriche (è l'indios Kuna che è venuto a farci visita ieri sera) , tutta la famiglia è riunita sotto una bassa capanna fatta con foglie di palma, due bambine giocano, una donna ricama le molas con una vecchia singer a manovella, l'uomo (Enriche) apre le noci di cocco con un arnese, tipo pinza di ferro. Noi siamo attrezzati di macchina fotografica e con la faccia di circostanza e l'atteggiamento del buon missionario iniziamo, in spagnolo a fare domande scontate ed un pò idiote tipo: cosa mangiate ?, non fa mai freddo?, e quando piove dove vi riparate? e in caso di malattia cosa fate? Loro serafici ci rispondono che mangiano come noi, prevalentemente zuppa di molluschi e pesce, maialini e galline, che qui non fa mai freddo perché siamo ai tropici, che quando piove si riparano sotto la capanna che tiene benissimo l'acqua e che vicino cinque miglia hanno un ospedale. Mi si sta ridimensionando il mito dell'indios Kuna, li facevo più selvaggi. La botta finale la ricevo quando cominciano a mostrarmi le molas, bellissimi ricami ad intaglio di stoffe coloratissime che rappresentano disegni arcaici, uccelli ed altri paesaggi della giungla, chiedo quanto costano e con sorpresa mi mostrano un campionario con una scala di prezzi che varia a secondo della fattura da 5 a 20 dollari, dicendomi che il prezzo è in funzione delle ore di lavoro. Kuna si! Mona no. Compro 3 molas bellissimi dopo aver trattato senza successo il loro prezzo e poi mi avvio a fare il giro dell'isola tra palme di cocco e ruscelli che scendono dalla montagnola dell'isola ( Isla Pinos è l'unica isola delle San Blas che ha una montagnola, tutte le altre sono cumuli di sabbia e corallo coperte di palme), strada facendo vediamo gallegiare lungo la spiaggia un coccodrillo di un metro e mezzo con la testa mozzata, chiediamo ad un Indios che stava passeggiando con signora, come mai un coccodrillo li ?. Lui candido mi risponde che dal fiume di fronte ne arrivano parecchi e che gli mangiano le galline, quindi quando li vede li ammazza. Mi tolgo subito dall'acqua e vado a camminare lungo il sentiero.
La sera dopo aver scattato una quantità di foto ritorniamo in barca, il tramonto è imminente e fra poco il buio scenderà repentino, dalla barca guardo il paesaggio che è incantevole, non c'è un palo della luce, non un rumore che non sia quello della natura, è bello, ed anche se mi sento un pò meno esploratore e molto più turista è molto bello lo stesso.  

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