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| Il viaggio intorno
al mondo del Lycia. |
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Isole vergini, Portorico,
Costa est degli U.S.A.- OpSail 2000
novembre 1999 settembre 2000 |
| di
Antonio Penati |
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| Lycia a New York |
La partenza da New London era molto attesa perché il freddo,
che abbiamo patito nel cantiere, facendo carena e manutenzione al
Lycia, ci aveva provato non poco. Sognavamo il caldo tropicale che
ci attendeva un migliaio di miglia più a sud. E la
fine daprile quando entriamo nel Long Island Sound con rotta
verso New York, il vento è gelido ma la navigazione è
rapida e piacevole, una sosta a Oyster Bay poi la veleggiata sotto
la Statua della Libertà. A New York ci fermiamo una settimana,
sbarca mio figlio Stefano con alcuni amici e simbarca il nuovo
equipaggio. Il sole splende e la temperatura è quasi estiva
e, comè nelle migliori tradizioni, il giorno della
partenza un fronte molto approfondito si posiziona sulla nostra
rotta, i bollettini americani sono terrificanti; nella corrente
del Golfo, che noi dobbiamo attraversare presso il capo Hatteras
prevedono 50 nodi di vento e onde di 8 metri. Aspettiamo un giorno,
poi il giorno seguente decido di salpare, tenendomi lungo la costa,
verso sud, in attesa di trovare una finestrameteorologica che ci
consenta di attraversare la temuta corrente.
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| A questo punto lascio la penna a Maurizio che
ha tenuto un diario minuzioso della traversata: |
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| Lycia a Oyster Bay |
Venerdì 11 maggio 2001
Ore 12,30 partenza per Bermuda da Atlantic City, questa attesa,
giorno dopo giorno per aspettare il momento giusto mi ha snervato.
Avevo letto negli occhi di Antonio la preoccupazione nei giorni
precedenti, il meteo che non dava nulla di buono, il disagio causato
a quelli che non dispongono di giorni e devono rinunciare e a quelli
che devono imbarcarsi a Bermuda, ma la finestra non era ancora aperta.
Metto insieme a tutto questo, quello che avevo già letto
su questo mare e le cose coincidono dannatamente.
Vabbè, non posso fuggire, vado e la pianto. Passo la prima
giornata a scrutare lorizzonte, parlo poco e macino la mia
tensione. Il cielo è limpido e, il mare calmo, ci consente
di mangiare nel pozzetto. La navigazione procede puntando decisamente
a sud per guadagnare al massimo in latitudine e cercare di rimanere
nellalta pressione prevista. Controllo continuamente il barometro
e anche un abbassamento di 1 millibar mi fa sgranare gli occhi.
Facciamo dei turni di unora e mezza di guardia e unora
e mezza di timone e poi quattro e mezza di riposo. Inizio il mio
turno e inizia anche la bolina, il vento è da SW. Vado a
dormire nella mia cuccetta a prua e passo il tempo ad essere sballottato
senza la possibilità di chiudere occhio.
Nuovo turno e siamo sempre di bolina stretta per guadagnare il più
possibile il Sud, la temperatura dellacqua è di 12°,
questo vuol dire che non siamo ancora entrati nella Corrente del
Golfo. La tattica è di portarsi il più possibile a
Sud verso Capo Hatteras e poi tagliare in perpendicolare la corrente,
stimiamo comunque un paio di giorni. E anche vero che Capo
Hatteras sarebbe, possibilmente, da evitare perché è
li che si formano le più terribili burrasche, ma il rischio
è accettabile.
Almeno guadagneremo in temperatura. La temperatura è freddissima,
altro che il Garda in inverno, sono vestito con tutto quello che
ho e ringrazio la mia cerata che chiudo ermeticamente lasciando
uno spiraglio solo per gli occhi.
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| In manovra |
Sabato 12 maggio
Pino è fuori combattimento per il mal di mare, è già
la seconda volta, anche quando tre giorni fa avevamo fatto il primo
tentativo con gli altri prima di ripiegare ad Atlantic City. Bella
mossa Antonio, davano 8 metri di onda media nella corrente del Golfo,
le anomale si sa possono superare i 10.
Parlando con Pino, mi confida che il suo malessere è causato
probabilmente dallansia per casa, ma io penso che sia preoccupato
anche lui come me e questo mi aumenta la tensione. La bolina ci
martella e ci obbliga a sdraiarci subito dopo lafine del turno per
non farci prendere dal mal di mare. Non ho chiuso occhio da 24 ore,
la mia mente è attraversata da mille pensieri, quanto vorrei
essere a casa, chi cavolo me lo ha fatto fare, mi giuro che quando
arriverò a Bermuda sbarcherò immediatamente e non
salirò mai più su una barca, forse venderò
anche la mia, (NDR non solo Maurizio non è sbarcato a Bermuda,
ma ha proseguito sino a Portorico e da li in Venezuela; poi lanno
successivo con Enrico che era a bordo con noi e che ora fa lo skipper
con una bellissima barca in alluminio, ha fatto da Siviglia a Roma
in pieno Inverno. Un vero marinaio!).
Riesco a dormire unora e poi tocca nuovamente a me, inaspettatamente
ci siamo spinti troppo in fuori e siamo entrati nella corrente del
Golfo, la temperatura dellacqua lo conferma, siamo passati
da 12 a 20°.
La bolina si fa ancora più dura, le onde al massimo di 3
metri ci martellano incessantemente, sembra di essere entrati in
un frullatore, ma non sembrano onde, sembra di navigare nelle rapide
di un fiume gigante, onde cortissime e ripidissime come dei piccoli
muri, pinnacoli da tutte le parti.La barca viene martellata, esce
per tre quarti dallacqua e ricade violentemente nel cavo,
picchiando sodo, violente sollecitazioni alla struttura che non
gli fanno certo bene, per fortuna è solida e ho piena fiducia
in lei. Come non vorrei essere su unaltra barca.
Sto cercando di riposare e fuori diluvia, un fulmine ci sfiora cadendo
non più lontano di 50 metri, mi dirà Enrico domani.
La barca sta procedendo con vela e motore per contrastare la fortissima
corrente contraria e continua a saltare, vengo proiettato da una
parte allaltra della cuccetta di poppa, non usiamo più
le nostre, la barca batte a destra e sinistra, ma come è
possibile se siamo di bolina.
Ma come cavolo sarebbe stato, se avessimo affrontato questo, 3 giorni
prima quando davano onde di 8 metri? Non oso pensarci, bravo Antonio,
se qualcuno la pensava diversamente ha sempre la possibilità
di ritrovare, qui, queste condizioni ed anche peggio. So che anche
adesso il tempo potrebbe cambiare e coglierci nella corrente, daltronde
qui le condizioni meteo variano repentinamente influenzate da molti
fattori del continente. Il Navtex, infatti, ci trasmette lavvicinamento
di un fronte freddo, non previsto. Tramite il collegamento radio
giornaliero con le altre barche Italiane veniamo informati di una
previsione di burrasca con 35 nodi di vento su bermuda per giovedì,
speriamo di arrivare prima. Anche Pepe vomita ed è KO, mentre
Pino si è rimesso.
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| In manovra |
Domenica 13 maggio
Ormai ho imparato a convivere con questa situazione, sono consapevole
che ormai qualunque cosa accada non si potrà scappare, bisognerà
combattere. Antonio ci spiega quello che avevamo capito, la Rotta
da NY a Bermuda è una strada senza ritorno, una volta che parti
devi arrivare, non puoi più girare la prua e tornare; da una
parte il vento che forma londa che a sua volta simpenna
per la resistenza della corrente, e la corrente stessa dallaltra
ti tengono li e ti martellano. La temperatura dellacqua salita
sino a 24,5° è ridiscesa a 18°, forse siamo fuori.
La giornata è buona ed il vento, girato in poppa, ci consente
di veleggiare in una posizione decisamente migliore.
Durante i due giorni e mezzo in quel mare di merda non sono riuscito
a fare nulla, ho evitato di spogliarmi anche per riposare, non mangiamo
da 2 giorni, solo qualche biscotto e anche le mele sono finite. Ad
Atlantic Cyti non cera niente da comprare, solo Fishes per il
casinò, siamo, partiti con la cambusa semivuota, non potevamo
permetterci il lusso di perdere la finestra che si era aperta. Oggi,
confortati dallandatura e dalle previsioni di Raffael il radioamatore
delle Canarie con cui ci colleghiamo ogni sera, ci concediamo il lusso
di una minestra cucinata ad arte da Antonio, sembra proprio di rivivere. |
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| Una balena |
Domenica 13 maggio
Ormai ho imparato a convivere con questa situazione, sono consapevole
che ormai qualunque cosa accada non si potrà scappare, bisognerà
combattere. Antonio ci spiega quello che avevamo capito, la Rotta
da NY a Bermuda è una strada senza ritorno, una volta che parti
devi arrivare, non puoi più girare la prua e tornare; da una
parte il vento che forma londa che a sua volta simpenna
per la resistenza della corrente, e la corrente stessa dallaltra
ti tengono li e ti martellano. La temperatura dellacqua salita
sino a 24,5° è ridiscesa a 18°, forse siamo fuori.
La giornata è buona ed il vento, girato in poppa, ci consente
di veleggiare in una posizione decisamente migliore.
Durante i due giorni e mezzo in quel mare di merda non sono riuscito
a fare nulla, ho evitato di spogliarmi anche per riposare, non mangiamo
da 2 giorni, solo qualche biscotto e anche le mele sono finite. Ad
Atlantic Cyti non cera niente da comprare, solo Fishes per il
casinò, siamo, partiti con la cambusa semivuota, non potevamo
permetterci il lusso di perdere la finestra che si era aperta. Oggi,
confortati dallandatura e dalle previsioni di Raffael il radioamatore
delle Canarie con cui ci colleghiamo ogni sera, ci concediamo il lusso
di una minestra cucinata ad arte da Antonio, sembra proprio di rivivere. |
Lunedì 14 maggio
Faccio il mio turno poi vado a riposare, dormo forse 1 o 2 ore poi
avverto la sensazione che stiamo procedendo lentamente, come in salita,
la barca rolla in continuazione. Mi alzo leggo il GPS, 5 nodi di velocità
reale, vado al timone e il log arriva anche a 9, siamo tornati
nella corrente di merda dice Antonio che divide mezzo turno
con me. Finisco il turno con Enrico, non ho voglia di tornare a letto.
Nonostante dorma poco, forse 2 o 3 ore al giorno non sono stanco,
lalba è bellissima, il mare abbastanza grosso con onde
di 4 metri. Enrico prepara un thé che gustiamo lentamente,
è un momento magico. La giornata procede bene, il vento ci
regala unandatura di poppa piena. Ci è tornato appetito
a tutti e Pepe decide di preparare una pasta; mette a soffriggere
il bacon ma sul più bello finisce il gas. Ci accontentiamo
di cenare nel pozzetto del timone intingendo fette di pane nella pentola
del sugo e accompagnare il tutto con i soliti formaggini. Questa sera
beviamo anche birra, latmosfera è piacevole e mi fumo
anche un toscano al calare del sole. Faccio il turno dopo il tramonto,
tutto procede bene tranne un grosso fronte temporalesco dietro di
noi, abbastanza lontano ma minaccioso data la sua estensione. Anche
davanti a noi sempre in lontananza alcuni nuvoloni apparentemente
innocui iniziano a scaricare lampi. Ben presto anche il fronte dietro
di noi inizia ad illuminare il cielo con un martellamento di lampi
tipo Bagdad nella guerra del Golfo. Iniziamo a preoccuparci. Enrico
è calmo ma vedo che continua a scrutare lorizzonte. Navighiamo
in poppa con tutto lo yanky, scendo a fare il punto nave e Antonio
sentendo movimento esce in coperta per vedere la situazione, decide
di ridurre vela per sicurezza, ma anche per lui i fronti sono abbastanza
lontani e non dovrebbero interessarci. |
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L'equipaggio del Lycia prima della partenza della ARC
'98 |
Martedì 15 maggio 2001
Vado in branda ma capisco che fuori stanno battagliando, la barca
sembra velocissima.
Quando monto di turno Antonio va a riposare dopo 5 ore di lotta
contro i groppi che ci hanno scaricato vento sino a 50 nodi.
Mi ritrovo con Enrico, pilota automatico e fuga sotto trinchetta
con mare in poppa e vento al lasco, passiamo 2 ore con vento medio
a 35 nodi e raffiche frequenti a 40, la barca sembra un carro armato,
sbandata non eccessivamente scivola a 10 nodi, onde di 4-5 metri
ci sorpassano ad una velocità impressionante fino a quando
i groppi ci superano lasciandoci nuovamente in una notte tranquilla.
Nella notte scorgo 2 luci sulla dritta e allalba scopriamo
che appartenevano ad una barca a vela che raggiungiamo verso le
7 . Il vento ci regala unaltra giornata di poppa con punte
di 35 nodi, il mare è abbastanza grosso, alcune volte ci
solleva la poppa facendoci dominare lo spettacolo dallalto,
veramente eccitante, onde lunghe e gonfie si distendono nellorizzonte
ma ormai sono abituato e la cosa mi diverte.
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Mercoledì 16 maggio 2001
La notte scende, tutto sommato, tranquilla, senza luna, coperta
da una coltre di nubi che ci regalano la solita pioggia. Monto di
turno a mezzanotte e dovrei smontare alle 3 , ma come posso? Siamo
in avvicinamento al 1° waypoint delle Bermuda; verso la 1 Antonio
scorge il bagliore del faro oltre lorizzonte.
Monta con me Enrico alluna e mezza, procediamo con navigazione
strumentale nella notte buia, gli occhi sul GPS, radar acceso, sempre
attenti a non scostarci dalla rotta anche se per sicurezza abbiamo
piazzato i waypoint ad almeno 3 miglia di distanza dal reef che
circonda Bermuda. Verso le 4 cedo e lascio finire il turno a Pino,
daltronde è il suo turno, lui comunque è contento
perché gli regalo sempre unoretta facendolo dormire
di più. Verso le 6 esco, manca ancora lultimo Waypoint
prima della Boa di acqua libera che segna il canale dingresso
alla laguna; piove a dirotto, la visibilità è scarsa,
siamo tutti fuori ed il vento è aumentato a 30 nodi. Mi sbattono
sottocoperta al radar e GPS per tenere la situazione sotto controllo,
faccio un waypoint di sicurezza proprio allingresso della
laguna che immancabilmente ritornerà utile al momento di
entrare, dato che la visibilità cala drasticamente a causa
della pioggia battente che puntualmente ci aspetta ad ogni ormeggio.
Avvisiamo la capitaneria del nostro arrivo e ci rispondono che
ci hanno già individuato nel radar e ci ordinano di attendere
in mare perché sta uscendo una nave; seguo sul radar la sua
rotta visto che la nave è visibile solo a qualche centinaio
di metri. Alle 6,45 entriamo finalmente nella baia di Saint Georges,
peccato che piove a dirotto, il paesaggio cambia immediatamente
lasciando spazio ad una laguna accogliente, dal mare piatto e stracolma
di Yacht in attesa del miglioramento del tempo per partire, e circondata
da villette in stile inglese e palme che ricordano un paesaggio
tropicale, il vento e la pioggia continuano incessantemente, ci
ormeggiamo in rada per poi festeggiare con una colazione a base
di Camemberg, salumi e peperoncini, annaffiata dal solito Concia
y Toro, vino rosso Cileno, ultimo soppravvisuto della cambusa.
Maurizio -
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