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L'equipaggio del Lycia
prima della partenza
della ARC '98 |
Il 22 di novembre salpiamo da Gran Canaria.
A bordo siamo in dodici e l'allegria è il tema dominante.
La traversata, caratterizzata da poco vento, è movimentata
dall'urto di notte con una balena al largo delle isole di Capo Verde,
poi e stato un susseguirsi di bonacce, venticelli e qualche raro
groppo che ci hanno fatto fare una traversata tranquilla e praticamente
senza storia.
Le crociere invernali ci portano a toccare più volte le
piccole Antille da Grenada alle Isole Vergini. I posti sono ovviamente
stupendi ma linvasione di una moltitudine di turisti, specialmente
nautici, ha notevolmente modificato, in peggio, il rapporto con
i locali che oramai ti vedono come un portafoglio umano. Io, che
me li ricordavo diversi, dal mio primo viaggio nel 1985, sono rimasto
alquanto sconcertato.
In estate, con l'approssimarsi della stagione degli uragani, ci
spostiamo in Venezuela. Gli abitanti, la musica, la generosità
dei pescatori di Los Testigos, i colori di Los Roques, il biancore
delle spiagge di Tortuga, mi hanno lasciato una voglia irresistibile
di ritornare, e vi tornerò.
Lasciato il Lycia nel sicuro marina di Puerto la Cruz, effettuiamo
un'escursione di quattro giorni in canoa nella foresta amazzonica
sino a raggiungere l'incredibile salto del Angel, una cascata di
mille metri e, al rientro, riprendiamo la navigazione sino all'isola
di Trinidad di fronte al delta dell'Orinoco. Qui il Lycia viene
tirato in secca e preparato per le nuove navigazioni che lo vedranno
risalire verso il nord Atlantico sino a Newport nello stato del
Rhode Island negli USA.
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