Racconti di Mare » Emilio Beretta
 
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Immersioni in giro per il mondo
di Emilio Beretta
1) LE MANTE DI MESHARIFA
In Sudan fa caldo, in agosto di più. Ma i prezzi delle crociere scendono perché i pazzi che ci vanno sono pochi. Noi siamo fra quelli. Una delle motivazioni che avevano convinto il gruppo che accompagnavo erano le mie garanzie di un appuntamento con le mante nei bassi fondi di Mesharifa e di una navigazione tranquilla su una goletta di 35 metri del 1950.
Dopo aver fatto immersioni a Merlo reef e Abington buttiamo l'ancora per la notte sul fondale di circa 10 metri di Mesharifa. La stanchezza della giornata, la cena abbondante e una brezzolina che fa scendere la temperatura della sera sui 28 gradi ci porta tra le braccia di Morfeo sui materassi stesi sul ponte sotto le stelle. L'alba ci presenta un mare di mercurio, più immobile di così non si poteva desiderare, salgo con i ragazzi dell'equipaggio sui tre gommoni e lascio gli ospiti in attesa di buone notizie. Non tardano. Dopo 10 minuti avvistiamo le pinne dorsali delle mante mante. Sono tante, almeno tre gruppi da 15/20 esemplari l'uno. Torniamo a prendere i clienti: caricate macchine fotografiche e video camere, motori al minimo, ritorniamo sul punto. Sono lì che ci aspettano. Raccomandiamo di scivolare in acqua solo con pinne e maschera, silenziosamente e aspettare, senza dirigersi verso le mante, per non spaventarle. Inutile, 16 scalmanati, eccitatissimi partono a razzo e... le mante se ne vanno spostandosi di 20/30 metri ogni assalto. Quando finalmente la capiscono e stanno fermi in tre punti lontani fra di loro, ecco che le nostre amiche tornano, curiosissime e iniziano il loro show. Piroette, volteggi, puntate verso gli obbiettivi e scansate da brivido, ci attacchiamo sui dorsi, le carezziamo. Ne contiamo più di 50, in pochi minuti i rullini e i nastri sono finiti, tutto il resto è impressionato solo nelle nostre memorie. Perdiamo il senso del tempo, dalle otte di mattina ci riprendiamo a mezzogiorno e torniamo tristemente alla barca che deve ripartire per la prossima tappa. Non siamo soli ad avere rimpianti a lasciare quel posto magico. Una manta ci seguirà per ore nella scia della barca.
2) IMMERSIONE DAL TRAGHETTO
Sitangay, l'isola degli zingari del mare.
Terra di nessuno e di malaria, geograficamente più vicina alla Malesia, ma appartenente alle Filippine, trafficanti, contrabbandieri, cinesi, malesi, indionesiani.
Costruita su un reef corallino, senza luce ne acqua. Vivono con acqua piovana e qualche generatore. Nessuno aveva mai fatto immersioni lì.
Che motivo valido per andarci! In più mi risultava che ci fosse anche un relitto di una nave vicino al reef sui 40 metri. Trovare un gruppo di avventurosi non è mai difficile (gestirli poi durante questi viaggi lo è un po' di più!).
A Zamboanga (Filippine) contattatiamo un diving e spieghiamo il nostro progetto. No problem!! Basta pagare. Il tipo sa dove è il relitto ma non ha mai pensato di andarci, gestisce un tranquillo dive center a Tawi Tawi e da lì con un pomeriggio e una notte di nave mercantile ci accompagnerà a Sitangay. La nave del 1940 di costruzione cinese, fa paura. Omologata per 800 persone ne imbarca almeno il doppio oltre alle stive stracariche di sacchi di qualcosa di sconosciuto e di una ventina di bombole sub che abbiamo caricato noi.
Buona parte dei passeggeri è armata, anche di mitra (e non sono militari!!) Dormiamo con un occhio aperto, in letti a castello messi alla rinfusa sul ponte sotto le stelle. Arriviamo all'alba, l'isola non c'è o meglio non è dove attracca la nave.
Siamo accostati ad un enorme reef su un fondo di 40 metri, affiancati ad una specie di banchina di legno. Assistiamo alla discesa dei passeggeri che sbarcati dalla nave salgono su minuscole “bancas” (barchette con bilancere e un motore di motofalciatrice) che li trasporteranno navigando sul reef in un metro di acqua a Sitangay, in circa venti minuti.
Ci domandiamo come faremo con le bombole e le attrezzature per arrivare sul punto di immersione. Domanda inutile. Siamo già sul punto di immersione!!
Il relitto è sotto di noi!! Quindi scendiamo nella stiva, sotto lo sguardo allibito e divertito dell'equipaggio e dei passeggeri saliti per il ritorno, ci mettiamo mute e bombole e… con un acrobatico passo del gigante voliamo da un portellone a circa 4 metri dall'acqua verso il blu che ci attende.
E' straordinaria la sensazione che si prova a fare una immersione su un relitto mai esplorato in un mare dove nessun sub è mai entrato. I pesci ti guardano e si avvicinano senza timore. Tutta la gamma dei pesci tropicali è presente con una caratteristica: sono TUTTI tre volte più grandi di come li abbiamo mai incontrati in altri mari e non hanno alcun timore di noi e si fanno avvicinare e toccare come cagnolini.
La conclusione dell'immersione, non potendo ovviamente risalire sulle pareti della nave e abbastanza ingloriosa.
A mò di nutrie ci arrampichiamo sotto la nave su un reef non precisamente pulito. Ma non molliamo, sciacquati alla meglio ci dirigiamo con una barchetta verso la mitica Sitangay per una sera e una notte da ricordare…
3) LE CERNIE DI COD-HOLE
Una crociera sulla Great Barrier australiana era nei miei sogni da anni e finalmente ero lì, stavo salendo su un catamarano in ferro di 22 metri, due motori da 500 hp, strumenti di navigazione modernissimi, un   equipaggio di 4 persone, che mi avrebbe insegnato molto sul significato di professionalità, così sconosciuto in altri mari e una dotazione per attività subacuee da far invidia al più fornito dei diving. Compressori con bomboloni di travaso ricaricavano i gruppi in 2 minuti, bomboli in alluminio di ogni dimensione, pinne, jackets, e…. computer subacquei per i clienti, ALL INCLUSIVE. Viaggiamo di notte col radar   e alle 7 sette in punto siamo sul primo punto di immersione della giornata, il primo di tre, intervallati da colazioni e pranzi degni di Gualiero Marchesi . Così per 6 giorni al prezzo di 700 dollari Australiani, cioè 700 milalire e….
Dimenticavo compreso il ritorno in aero su dei Piper a volo basso sui reef fino a Cairns, da Lizard Island.
Non volevo fare quella immersione, mi sembrava la classica gita subacquea per giapponesi in visita alla Grande Barriera. La compagnia e il caldo mi convincono di indossare la mutina da 0.5 e scendere con la cinepresa.
Il fondo, a 15 metri, di sabbia bianca dava una bella luce e creava un bel contrasto con il la barriera scura del corallo. La corrente abbastanza allegra (Cod Hole è vicino ad una specie di pass) ci portava piacevolmente in giro fino ad incontrare le prime cernie. Enormi, sui 50, 60 chili. Immobili in un "overing" perfetto. Muovevano solo leggermente la pinna caudale per contrastare la corrente.
Per rendere bene la dimensione delle cernie dovevo riprenderle vicino ad un sub, ma non era facile. I compagni di immersione faticavano clamorosamente a star fermi in corrente in fianco a loro e io mi divertivo con la scenetta che stavo filmando: il bestione pacifico e immobile ed il sub che per stare immobile pinneggiava a manetta!! Quando il comandante della NIMROD nostro accompagnatore per l'occasione si tolse le pinne e comincio a scuotere il barilotto forato con i pezzi di pesci da dare in pasto alle cernie mi alzai di qualche metro per riprendere il gruppo che piazzato in cerchio assisteva al cernia feeding.
Faccie imbarazzate se non spaventate con quelle bocche che si spalancavano davanti a loro per afferrare il pasto. Un tocco sulla spalla ! Strano sono tutti giù lì.
Mi giro e per un attimo mi spavento, giusto il tempo di realizzare che una signora cernia, di professione probabilmente attrice mi avvisava che era lì e che voleva che le dedicassi qualche minuto di filmato. Altro che qualche minuto!!!
Ho scaricato tutto il tempo che avevo ancora disponibile con primi piani e macro di ogni centimetro della mia modella che vezzosamente rimaneva a disposizione.
E dire che non volevo fare questa immersione!
4) PEMBA – TANZANIA
Pemba, l'isola dei chiodi di garofano, sconosciuto (allora) paradiso per navigatori e sub in cerca di nuove emozioni e immersioni. L'unico diving iniziava l'attività con il nostro arrivo e ci aveva anticipato che non conosceva ancora tutti i siti di immersione e che stava ancora mappando posti nuovi.
Volendo, potevamo aiutarlo. Non cercavamo di meglio. La barca del diving era un 12 metri in “legno massiccio” dello spessore di 10 cm. tagliato a colpi di machete, dire spartana era offendere Sparta,” preoccupante” era più verosimile.Eppure ci avrebbe portato in giro a volte con un mare non proprio calmo, per una settimana, con una vela latina in iuta ed un motorino fuori bordo da 10 hp.
Unici e primi 12 sub, su un'isola da scoprire sopra e sotto il mare. Guardando una cartina mi incuriosiva una pass a nord, tra Fundo Channel e il mare aperto, fin'ora mai visitata da sub. Dopo un paio di giorni di rodaggio ci presentiamo alla sconosciuta pass: un canale di 400 mt. largo 60, tra due pareti perfettamente verticali di corallo, su un fondo sui 40 mt. Corrente entrante al massimo della marea.
Un fiume in piena. La guida ci sconsiglia e non si immerge, aveva quasi ragione!
6 minuti a 30 mt. per fare 300 mt. a 6 nodi di velocità. Adrenalina pura!
Ma in quei 6 minuti avevamo visto abbastanza per tornarci il giorno dopo, in orario di marea più accessibile e farci un drift coi fiocchi. Bella corrente, non pericolosa, fondale ricco e tutto vergine, coralli duri, molli, a frusta, alcionarie di mille sfumature di rosa, angeli, farfalla, platax, scatola, tutti di taglia XXXL, nudibranchi, seaworms, cernie giganti, aquile di mare, pareti che si aprivano in canyons incredibili e per finire, quando abbiamo mandato su il pallone, due tartarughe a salutarci.
Il proprietario del diving che stavolta ci aveva seguito, era così entusiasta che per ringraziarmi di aver insistito su questa immersione l'ha chiamata Emilio's passage.
5) GREAT WHITE WALL
Avevamo fatto 28 ore di aereo e 32 di nave per arrivare lì: Fiji, Taveuni, Rainbow reef e il mitico Great White Wall.
Con una grossa barca in alluminio appositamente progettata per crociere sub giornaliere, ci dirigiamo al punto di immersione, spinti da due motori fuoribordo da 300 hp. e da un'anno e una settimana di attesa.
Una settimana per aspettare la corrente e la marea favorevole.
La sommità del reef forma un pianoro a 15 mt. e lì si apre un buco di 3/4 mt. di diametro che scende con due curvoni, tra glass fish ed alcionarie rosa, a meno 35 per sbucare come una finestra, su una parete che cade nel blu.
Uscendo dalla finestra e guardando a sinistra si rimane allibiti. Un campo da sci verticale! Una parete tutta bianca! Sui 35/40 mt. spinti da una buona corrente, si parte per la "sciata" di 200 mt. lungo il muro interamente ricoperto di piccole alcionarie bianche aperte dalla corrente di marea (unica condizione per poterle vedere).
Sfidando le ire dell'accompagnatore, si può affrontare la corrente contraria, tornare a lingua fuori, alla finestra e ripartire per un altro giro.
Ci riporterà tra le braccia della guida, in attesa ad una apertura (piuttosto stretta) che ci condurrà alla superficie, dove inevitabilmente ci sentiremo un debriefing veramente dedicato, a noi.
Pazienza, ne valeva la pena!
6) IL TIGRE
L'Aurora, la goletta che usiamo in Sudan, era passata di misura nella apertura del reef che permette di entrare nella   laguna di Sh'ab Rumi, non più di mezzo metro per parte, ma Nabir il comandante ormai avrebbe potuto farlo anche ad occhi bendati, solo sentendo da che parte arrivava la brezza e via giù il gas e dentro. Le prime volte l'emozione era forte per i clienti, e per me, vedere la prua che punta verso la parete di corallo, lui che da gas e lei, la vecchia Aurora che scarrociando per la corrente, passa silenziosa, fra gli applausi degli ospiti.

Aveva solo sette ospiti, mentre noi eravamo   stipati in 14 su una barca da 10 vecchia e scomoda.Il pavimento del sun deck in ferro di notte diventava una enorme piscina nella quale galleggiavano   i materassi che stendevano per il meritato riposo notturno, il rollio era esagerato, ma ormai ci eravamo abituati. Il tour operator mi aveva chiesto per radio se potevo guidarli nella prima immersione in attesa che il loro divemaster arrivasse con un'altra barca da Port Sudan. Il mio gruppo era ormai alla fine delle 3 settimane e si sapeva arrangiare bene. Quindi nessun problema ad aiutare l'agenzia che mi aveva chiesto il favore.
Pomeriggio, mare immobile, villaggio di Cousteau, immersione facile dai 10 ai 30 metri metri, ideale per una check dive con subacquei sconosciuti.
Tutti pronti, mute nuove, erogatori stratosferici, atteggiamento disinvolto, giretto sulle casette a 10 metri tutto OK. Assetto corretto, consumo normale, decido che si può portarli a fare un passata lungo la parete sotto il villaggio verso la “gabbia”. Hanno fortuna, già sui 25 metri dei grigi vanno avanti e indietro placidamente, ma cos'è quella sagoma grandicella nel blu con quei colori e macchie così particolari?
Ca…!! Un tigre!! Di un bel 4 metri abbondanti di lunghezza…
E pensare che al mio gruppo un colpo di fortuna così non era capitato e che non ci crederanno quando lo racconterò, meno male che ci sono questi clienti come testimoni. I clienti?!?! Ma dove cavolo sono? Erano dietro di me un minuto fa!
Ah! eccoli, 7 ectoplasmi mimetizzati nella parete con gli occhi sbarrati. Incazzatissimi! Mi fanno segno di uscire. OK. Appena mettiamo la testa fuori dall'acqua mi coprono di improperi irripetibili, non capisco, dovevano essere contenti: 1° immersione = grigi + tigre. Scusa se è poco!
Poi capisco… l'agenzia che aveva venduto la crociera alla loro domanda preoccupata: "Non ci sono squali in Sudan, vero? perché ci fanno paura!"
Aveva risposto, ma no! figuratevi, neanche l'ombra!
Emilio Beretta: dopo anni di immersioni amatoriali e l'apprendistato FIPS dal 1980, nel 1992 la scelta della subacquea come professione con i brevetti MSD Trainer PADI e EFR/OXIGEN Instructor. Una societa' sportiva, la "EXPLORER SUB", con corsi continuati durante l'anno, l'attivita' commerciale come titolare della "SOLO SUB" gli consentono di operare nel settore a qualsiasi livello. Didattica, ricerche archeosub commissionate da Musei Nazionali, viaggi ormai mensili in Mar Rosso e Maldive accompagnando allievi e clienti come organizzatore e guida subacquea, Sinai, Sudan ... 200 immersioni all'anno." Dopo l'esperienza di una barca alle Maldive ora si dedica al charter sub in Italia come armatore di FORTEBRACCIO.
Italiana Crociere e il "FORTEBRACCIO" di Emilio Beretta
sono anche su Yachts.it il loro sito web è
sito www.italiaanacrociere.com

Indice degli articoli pubblicati

Carlo Auriemma , Elisabetta Eordegh
Dal 1988 navighiamo intorno al mondo. Abbiamo cominciato, per caso, decidendo di prenderci un periodo di sabbatico dal lavoro normale che facevamo...

    1. Incontro con le balene
      Lizzi ci sono le balene!
    2. Salute a bordo
    Una barca in mezzo al mare è un ambiente isolato. A bordo bisogna essere pronti a far fronte a tutte le piccole grandi emergenze che possono capitare...

Carlo e Lizzi navigano su "Barca Pulita".
il sito di Barcapulita?: www.barcapulita.org

Emilio Beretta
    1. Immersioni in giro per il mondo
Dopo l'esperienza di una barca alle Maldive ora si dedica al charter sub in Italia come armatore di FORTEBRACCIO.
Antonio Penati
da ormai sette anni Antonio racconta del suo lungo "giro"
  1. Mediterraneo orientale
    maggio 1996 – marzo 1997
  2. Mediterraneo occidentale, atlantico
    marzo 1997- novembre 1998
  3. Traversata dell’oceano atlantico, caraibi, Venezuela
    novembre 1998-settembre 1999
  4. Isole vergini, Portorico, costa est degli USA - OpSail 2000
    novembre 1999 – settembre 2000
  5. Traversata “burrascosa” New York - Bermuda
    marzo 2001- maggio 2001
  6. Bermuda – Portorico – Venezuela – Curaçao
    maggio - settembre 2001
  7. Aruba - Cartagena (Colombia)
    novembre dicembre 2001
  8. Isola Pinos - Arcipelago San Blas (Panama)
    dicembre 2001
  9. Cayos Chichime - Arcipelago di San Blas (Panama)
    15 dicembre 2001
  10. El Porvenir - Arcipelago di San Blas (Panama)
    26 gennaio 2002
  11. BALBOA (Panama)
    26 marzo 2002
  12. Baquerizo Moreno (San Cristobal-Galapagos-Ecuador)
    (11 aprile 2002
  13. Baia delle Vergini (Fatu Hiva-Arcipelago Marchesi)
    11 maggio 2002
  14. Atollo di Rangiroa (Arcipelago delle Tuamotu)
    11 giugno 2002
  15. Papeete (isola di Thaiti)
    30 luglio 2002
  16. Bora Bora- Isole della Società - Polinesia Francese
    10 Giugno 2003
  17. Nejafu - Vava'u - Regno di Tonga
    25 giugno 2003
  18. Tonga - Vava'u
    luglio 2003
  19. Gizo Island (arcipelago delle Solomon Islands)
    12 settembre 2005
Simona Bellaccini
    1. Polinesia
      Rangiroa, un possibile paradiso dei Mari del Sud.
Eugenio Forcellati
    1. Capo Horn
      a vela da Roma a Capo Horn e i ghiacciai andini.

Kurti Paregger, Franziska Schink
    1. Baleari (in italiano)
      con il catamarano Neverland tra le Baleari.
    1. Balearen
      Unterwegs mit dem Catamaran Neverland. An den Balearen.


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