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Una barca in mezzo al mare è un ambiente isolato. A bordo bisogna essere pronti a far fronte a tutte le piccole grandi emergenze che possono capitare, con il grado di autosufficienza della barca che deve essere proporzionale alle dimensioni del mare dentro cui si naviga.
Il re dei malanni di bordo, anche se difficilmente arriva a livelli veramente preoccupanti, è il mal di mare. Chi ne soffre sa che è sempre in agguato, pronto a tornar fuori non appena la barca si muove e a rendere bruttissimi i primi giorni di navigazione. Se la navigazione sarà lunga e l'equipaggio poco numeroso, bisogna cercare di bloccarlo sul nascere, magari anche di prevenirlo, ma soprattutto di vincerlo. Rimedi ce ne sono tanti: dal cerotto che rilascia scopolamina ai braccialetti che premono sul meridiano responsabile, dalle gomme da masticare alle pastiglie, alle compresse omeopatiche, alle croste di pane spalmate di pasta di acciughe, al bicchierino di acqua salata da bere.
Il mal di mare insorge per problemi all’orecchio interno, dove risiede l’organo predisposto all’equilibrio, ma le sue manifestazioni sono a livello gastrico. Mangiare cibi leggeri, bere bibite non gasate, stare in coperta, coprirsi bene, stare sdraiati o impegnarsi nelle manovre, sono tutti mezzi efficaci e che aiutano a superare la crisi, l’unico fatto sicuro però, è che dopo un paio di giorni il fisico si abitua al nuovo equilibrio e il mal di mare regredisce fino a scomparire. Per lo meno nella maggior parte dei casi!
Oltre ai rimedi generali, noi teniamo sempre in barca un antiemetico in compresse, ma anche in fiala, per evitare che una persona rischi la disidratazione o addirittura il collasso, se dovesse avere una crisi di mal di mare più forte e più lunga del normale.
Un altro problema, che in barca si manifesta più spesso del normale, è quello del cattivo funzionamento intestinale. Chi ne soffre di solito non sono i membri stabili dell’equipaggio, ormai abituati alla vita in barca, ma gli amici o gli ospiti che arrivano durante le vacanze o per il charter. La stitichezza credo sia un problema proprio dei nostri tempi, a giudicare dalle pubblicità televisive, se ci fate caso una su tre consiglia rimedi per riequilibrare l’intestino, e gli stimolanti, sempre per l’intestino, che la gente si porta da casa e che vanno dalle pappette mucillaginose da mettere a bagno la sera precedente, alla crusca, alle perle di olio di lino, alle pastiglie di carbone, alla glicerina sotto tutte le forme. Fin qui però non ci sono problemi, le persone in questione sanno di avere un determinato disturbo e si portano da casa quanto di propria fiducia per risolverlo.
Le complicazioni nascono altrove, quando c'é un soggetto non uso a questo tipo di problematiche. La persona in questione arriva in barca, magari dopo un viaggio in auto o in aereo, cambia ambiente, abitudini di vita, alimentazione. Se a questo si aggiunge che in navigazione di moto se ne fa poco e che nel 99% dei casi il cesso di bordo offre pochissima privacy, separato come é dal resto della barca da pareti sottili e da oblò che improvvisamente sembrano diventati vetrate panoramiche, se sommate tutto questo, non vi stupirete di constatare l’alto numero si persone che presentano problemi di stipsi. Generalmente tutto si risolve nel giro di pochi giorni, con il tifo e la partecipazione del resto dell’equipaggio, ma se si tratta di una persona più apprensiva del normale, che non ha mai avuto prima questo problema, vi converrà essere muniti di qualcosa in grado di sbloccare la situazione, perché non c’è come avere a bordo anche solo una persona che abbia l’incubo di non riuscire ad andare in bagno, per rovinare la crociera di tutti. Per amore della pace a bordo, mi è capitato di trafugare mini clisma di glicerina da un centro turistico alle Maldive, di scambiare farina con pastiglie di carbone da una barca svizzera e di contrabbandare crusca sulla costa australiana. Non aspettate di provare per credere!
Per il resto in barca, se si è lontani da luoghi civili, bisogna essere pronti ad ogni evenienza, dalle più gravi, che possono andare dal colpo di boma in testa a un attacco di appendicite, via via fino al raffreddore, alla tosse, passando anche attraverso le carie dentali e la farmacia di bordo deve essere pensata in modo da poter affrontare nel migliore dei modi tutto quanto di peggio possa capitare.
Bisogna tenere anche ben presente che la barca, se ci si trova in mare aperto, è immersa in un ambiente praticamente sterile, nel quale generalmente non si contraggono infezioni e dove però le difese immunitarie, non sollecitate, a lungo andare tendono ad abbassarsi. Questo fa si che arrivando in un posto, dove per esempio c'è un'epidemia di influenza, ci sia per l'equipaggio una buona probabilità di ammalarsi.
Un esempio di ciò è quello che successe a Mauro Mancini e ad Ambrogio Fogar, che insieme rimasero per 60 giorni su una zattera alla deriva dopo che il Surprise, la barca sulla quale stavano navigando, colò a picco. Finché furono sulla zattera, benché debolissimi e magrissimi, non contrassero alcuna malattia, ma dopo un paio di giorni che erano a bordo della nave che li trasse in salvo, si ammalarono entrambi di polmonite. Evidentemente il bacillo era presente a bordo in forma non aggressiva, ma loro oramai erano privi di difese immunitarie. Vennero curati con gli antibiotici che c’erano nella farmacia di bordo, ma il fisico di Mancini, provato dal lungo periodo sulla zattera, dalla mancanza di cibo e dall’età, non fu in grado di superare la malattia.
Questo purtroppo è un caso limite, ma è meglio tenere presente tutte queste evenienze quando ci si prepara a partire e quando si preparano le scorte dei medicinali e constatare poi di essersi preoccupati per niente.
La farmacia di bordo dovrà anche prendere in considerazione l’età dei membri dell’equipaggio, le condizioni di salute dei singoli, la presenza di bambini e il fatto che si sia attrezzati per andare sott’acqua con le bombole o meno.
I medicinali e le attrezzature sono tanti, costano abbastanza, occupano tanto spazio e, oltretutto, scadono. Purtroppo quando servono servono, e bisogna averli a bordo. |